Osa con R.OSA: tentativi per trasformare la gravità in una leggerezza sostenibile

Con R.OSA. 10 esercizi per nuovi virtuosismi di Silvia Gribaudi termina il ciclo sulla danza del Teatro Biblioteca Quarticciolo di Roma. «Un progetto periferico fatto di proposte non periferiche» come sottolinea la curatrice Valentina Marini, una programmazione indipendente rispetto al cartellone teatrale, che chiuderà realmente il progetto danza con Cappuccetto Rosso di Laura Corradi, inserito nella sezione dedicata al teatro ragazzi.

 

Articolo di Valeria Vannucci

 

Una scena nuda accoglie la presenza boteriana di Claudia Marsicano che, dopo aver osservato dolcemente il pubblico, inizia la sua serie di esercizi intonando – con una voce splendida – Jolene di Dolly Parton. Indossa un body di raso turchese che rimanda nuovamente ai colori utilizzati nei quadri di Fernando Botero, e accompagna i suoi movimenti iniziali con un testo cantato che introduce alcuni dei temi alla base dello spettacolo: successo e prestazione.

Il virtuosismo degli esercizi proposti non si riferisce direttamente alla qualità tecnica dei movimenti ma piuttosto alla portata delle riflessioni che la coreografia e le parole dell’interprete palesano sulla scena, una sorta di percorso a dieci tappe per conoscere, accettare e liberare il corpo dal proprio giudizio prima che da quello degli altri. Contraddizione, dunque, che parte dal primo momento in cui si vede in scena un corpo che non ci si aspetta e continua nel mescolarsi delle suggestioni introdotte da ogni esercizio. Delicatezza, comicità, autoironia e determinazione potrebbero essere gli elementi costanti delle prove presentate, in cui Claudia Marsicano passa dall’essere una figura dai movimenti delicati che ricorda una possibile Venere di Willendorf animata o una delle Grazie raffigurate da Rubens, a un’animatrice di balli di gruppo quando coinvolge il pubblico nel seguire i suoi passi, a una ballerina che prova più volte un tour en attitude o una Jane Fonda contemporanea mentre si distende fra un esercizio e l’altro. Nel frattempo le frasi autoincitatorie che la danzatrice fa ripetere al pubblico potrebbero essere tranquillamente le stesse di una seduta di life coaching e riescono a coinvolgere quasi tutti gli spettatori attraverso un gioco per liberare la propria autostima. Da «Non m’importa» a «Devi fottere il tuo cervello» per poi restare in intimo sulla scena, la Gribaudi suggerisce, attraverso la sua interprete, che per scardinare le convenzioni, le etichette e tutto ciò che è inscatolato per bene si può partire dal cambiare atteggiamento, che può essere sufficiente mettersi nella posa di una regina per sentirsi tali, almeno per cominciare. Preoccuparsi per quello che pensano gli altri, soprattutto rispetto alle azioni di ogni individuo, è una dinamica assillante nella realtà quotidiana, una società che spinge alla chiusura nelle definizioni o al configurare se stessi rispetto al giudizio altrui invece di sentirsi liberi con gli strumenti che si hanno a disposizione: se stessi e il proprio corpo. «Se vi dico che qualcosa è difficile voi mi dite: no; se vi dico che qualcosa non è semplice potete dirmi di sì!», un consiglio, afferma ancora la Marsicano, per suggerire un leggero cambio di prospettiva che può cambiare una definizione o il senso che si porta dietro.

Sul finale, una danza facciale impressionante ed esilarante chiude lo spettacolo sulla canzone di Britney Spears Toxic.

Un one woman show costellato da indicazione tanto semplici quanto efficaci, vista la generale reazione positiva del pubblico e i riconoscimenti che lo spettacolo ha avuto, finalista per il Premio Ubu 2017 come Miglior spettacolo di danza e per il Premio Rete Critica 2017, e per il quale Claudia Marsicano ha ricevuto il Premio Ubu come Migliore attrice/performer Under 35. L’intento della coreografa Silvia Gribaudi, proseguendo una ricerca portata avanti dal 2009, è quello di scardinare e dissacrare quei meccanismi convenzionali che ricollegano concetti come la riuscita o la qualità di un lavoro a una forma ideale prestabilita, escludendo la possibilità di associarli a configurazioni fisiche differenti. Di certo lo studio della Gribaudi si inserisce in un filone di ricerca che ha già largamente demolito questi confini di senso, tanto da domandarsi se esistano ancora – in tale direzione – schemi da rompere. Eppure c’è ancora chi si sconvolge, chi si sente offeso dalla presenza di un fisico più generoso rispetto agli standard estetici abituali. Forse si trova proprio in questo sguardo sbieco l’indagine della coreografa, non solo per attivare la mente e il corpo degli spettatori facendoli partecipare all’azione, ma anche per notare quanto questi meccanismi resistono ancora nel quotidiano. Diversi artisti, in altrettanti campi, hanno impostato i loro lavori per uscire dai canoni convenzionali e permettere al pubblico di estendere la propria sensibilità; anche se non basterà R.OSA per sovvertire un immaginario ‘comune’, può comunque essere un esercizio utile a comprendere i processi che regolano il nostro pensiero e quello di chi ci sta seduto affianco. D’altra parte per fare ciò è necessario che chi assiste superi la spettacolarizzazione e il divertimento prodotti dall’opera, perché dei nobili intenti e una struttura abbastanza adeguata possono non essere sufficienti ad andare oltre la doppia apparenza messa in atto. È un performance che OSA «in cui lo spettatore è chiamato ad essere protagonista volontario o involontario dell’ azione artistica in scena», citando la descrizione dello spettacolo, ma che rischia di restare circoscritto nell’entusiasmo da dancefloor.

 

R.OSA. 10 esercizi per nuovi virtuosismi

di  Silvia Gribaudi Finalista Premio UBU 2017 – Miglior spettacolo di danza 2017 | Finalista Premio Rete Critica 2017

in scena  Claudia Marsicano – Premio UBU 2017 Migliore attrice/performer Under 35

autrice, coreografia e regia Silvia Gribaudi | attrice Claudia Marsicano | disegno luci Leonardo Benetollo | consulenza artistica Antonio Rinaldi, Francesca Albanese, Giulia Galvan, Matteo Maffesanti

produzione Associazione Culturale Zebra, La Corte Ospitale, Silvia Gribaudi Performing Arts | coproduzione Santarcangelo Festival | con il supporto di Qui e Ora Residenza Teatrale – Milano, Associazione Culturale | in collaborazione con Armunia Centro di residenze artistiche – Castiglioncello / Festival Inequilibrio, AMAT – Ass.Marchigiana attività teatrali, Teatro delle Moire / Lachesi LAB – Milano, CSC Centro per la scena con- temporanea –Bassano del Grappa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.