Shakespeare/Sonetti di Valter Malosti: ritorno a Shakespeare, tra poesia e teatro

Mentre due figure riempiono altrettante nicchie, come sculture a tutto tondo pronte ad animarsi, un uomo si accomoda davanti a un grande libro aperto su una cattedra, microfono alla bocca; il colletto rinascimentale ne rivela l’identità: è l’immagine di Shakespeare consegnata dalla tradizione. Shakespeare, unico personaggio non allegorico in Shakespeare/Sonetti di Valter Malosti, in scena al Teatro Vascello, con il quale prosegue il lavoro di adattamento scenico dei testi cosiddetti “non-teatrali” shakespeariani.

 

Articolo di Eva Corbari

 

Nel 2007 e nel 2012 debuttavano Shakespeare/Venere e Adone e Lo Stupro di Lucrezia, i poemetti trattati come sorta di dittico stilistico e tematico. Con questi Sonetti, la linea d’indagine integra la poesia e si rinnova (dopo Il Misantropo dell’anno scorso) la collaborazione con Fabrizio Sinisi, poeta già drammaturgo per la Compagnia Lombardi-Tiezzi, per traduzione e adattamento. La dimensione narrativa del poemetto e quella lirica del sonetto aprono molteplici possibilità drammaturgiche: il verso tattile e vocale di Shakespeare ben si adatta alla tridimensionalità di una messa in scena che miscela musica, danza, canto come traduzioni fisiche del testo. In Lo Stupro di Lucrezia (visto al Teatro I di Milano nel 2012) i due attori alternavano un violento passo a due con la recitazione del testo e la lettura di uno Shakespeare-narrante, anche qui seduto in cattedra. Con i Sonetti, i corpi non sono che materia in movimento: danno letteralmente forma al ritmo verbale con le fibre dei muscoli, le inflessioni vocali; il lavoro con gli attori-danzatori (Michela Lucenti, Marcello Spinetta, Maurizio Camilli) ne viene così valorizzato. Il testo è appannaggio esclusivo di Malosti che recita un vecchio clown a corto di battute, mentre il Bardo (Elena Serra) sullo sfondo ricalca il testo con il labiale, si fa garante – insieme al libro – della lingua scritta e autorizza la sovrapposizione finale tra poeta e misero teatrante. Così, Shakespeare è protagonista duplice, più che Autore (sulla locandina, il suo nome appare solo nel titolo) e l’operazione di adattamento è tematizzata: un nucleo contenutistico immortale si attualizza sulla scena.

I personaggi incarnano forze primordiali: dalla lode della bellezza del giovinetto, al canto di una Dark Lady conturbante, una Eva tentatrice che induce al peccato, fino alla danza-battaglia sessuale di due corpi maschili e alla rassegnazione di un uomo che, dismessi gli abiti da show-man, fa l’amore con un giovane, visceralmente, per paura della morte. I dibattiti filologici sull’identità del dedicatario si disperdono nell’immediatezza della carne: cos’è questo “tu”, se non l’Eros, il desiderio che rende l’uomo nobile e squallido. Le divisioni teoriche tra generi – poetici e sessuali – e tra amore Celeste/Terrestre si condensano nel puro incontro carnale. Non c’è più interpretazione, di fronte all’inevitabilità dell’attrazione tra materie corruttibili. La profanazione spetta anche alla poesia, quando mette letteralmente a nudo le nostre pulsioni. Così pure in Lo stupro di Lucrezia si affrontava la tematica scomoda e attuale di una violenza sessuale come attrazione scellerata per una “casta bellezza” e del senso di colpa della vittima, senza celare la verità dello stupro come scontro fisico e tremante tra un copro nudo e un corpo forzatamente spogliato.

Il nudo è situazione ricorrente, ma non scontata, che pur suscita qualche fastidio tra il pubblico: ormai sdoganato, se ne lamenta la prevedibilità, nella generale sovrabbondanza delle soluzioni sceniche, che distolgono l’attenzione dal monologo. Di fronte al rischio che la poliedricità linguistica e contenutistica di Shakespeare si cristallizzi in letture sceniche infarcite di solennità o in rese teatrali puramente rappresentative, come se il valore poetico dei suoi componimenti sublimasse i nostri istinti, le scelte di Malosti-Sinisi si motivano con il recupero della materia grezza. Essa torna a essere centrale con una coerenza che, pur mancando in qualche momento della resa scenica, evita la deriva autoreferenziale e l’eccessivo formalismo. L’ultimo atto spetta comunque al poeta: mentre il costume sfavillante del buffone giace svuotato e l’atmosfera di morte avvolge i corpi, ora immobili, il poeta non chiude del tutto il suo libro, affidando alla parola eterna il potere di unire la materia al cielo.

 

SHAKESPEARE/SONETTI

Versione italiana e adattamento teatrale  Fabrizio Sinisi e Valter Malosti

regia  Valter Malosti

coreografie  Michela Lucenti

con  Valter Malosti, Michela Lucenti, Maurizio Camilli, Marcello Spinetta ed Elena Serra

scene e costumi  Domenico Franchi

luci  Cesare Agoni, Sergio Martinelli

assistente alla regia  Elena Serra

canzoni  Domenico Modugno (Un pagliaccio in paradiso, Che cosa sono le nuvole, Dio come ti amo)

progetto sonoro  Valter Malosti

suono  Edoardo Chiaf, Fabio Cinicola, Jacopo Bertoli

produzione CTB Centro Teatrale Bresciano/ TPE Teatro Piemonte Europa/ Teatro di Dioniso

 

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