Per fare il teatro che ho sognato @ Over – Emergenze Teatrali: Alessandro Blasioli

La rassegna Over – Emergenze Teatrali, promossa dalTeatro Argot Studio, ha ospitato numerosi artisti e giovani talenti over 25. In collaborazione con il progetto Per fare il teatro che ho sognato della Sapienza Università di Roma, gli studenti hanno avuto modo di incontrare le compagnie al fine di indagare i processi produttivi e artistici alla base del loro lavoro. Il 10 maggio si è svolto l’incontro con Alessandro Blasioli, ospitato dalla rassegna con lo spettacolo Questa è casa mia, andato in scena al Teatro Argot Studio lo stesso giorno.

Articolo di Caterina Ridi

In apertura dell’incontro conAlessandro Blasiosi, svoltosi presso lo spazio trasteverino Zalib,Tiziano Panici, direttore artistico della rassegna Over – Emergenze Teatraliorganizzata dal Teatro Argot Studio, riflette sul significato del termine «emergenza». La valenza inquadrata dalla rassegna non concerne solo la condizione di artisti emergenti, ma anche e soprattutto lo stato di emergenzaartistica, che raccoglie al suo interno le incalcolabili difficoltà produttive e distributive che incontra chiunque si imbatta nei mestieri dello spettacolo. In particolare, il vocabolo assume un’ulteriore sfumatura dal momento che lo spettacolo di Blasioli, Questa è casa mia, riflette sul terremoto avvenuto a L’Aquila nel 2009. 

Alessandro Blasioli, drammaturgo, regista e interprete, ha all’attivo due spettacoli di narrazione: SciabolettaQuesta è casa mia. Nell’estate del 2018, lo spettacolo Questa è casa miaha ottenuto numerosi premi, tra i quali il premio del pubblico al Museo Cerviin occasione del Festival della Resistenza, il premio Direction under 30 al Teatro Sociale di Gualtieri e il premio della critica al Palio Ermo Colle

Nonostante le attestazioni di stima,Blasiolianalizza con grande lucidità le problematiche dovute all’indipendenza artistica: oltre ai processi creativi, deve infatti dedicarsi autonomamente anche alla pubblicità, alla comunicazione, al marketing e alla distribuzione, che costituisce «la frustrazione più grande». In assenza di un mecenate filantropo con radicate inclinazioni artistiche, l’unica soluzione possibile sembra risiedere in quel fare reteche molti artisti e operatori teatrali perseguono. Tuttavia, Blasioli non cede a facili entusiasmi, consapevole di quanta dedizione totalizzante occorra alla produzione di uno spettacolo, al punto da non lasciare tempo sufficiente a coltivare le penose quanto necessarie public relation: «Più si sale di livello, più sembra che effettivamente questa rete esista. A me, che sto quaggiù, la rete sembra bucata». 

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