Santarcangelo dei desideri (seconda parte)

Slow & Gentle, 49ª edizione di Santarcangelo Festival (5-14 luglio 2019), curata da Eva Neklyaeva e Lisa Gilardino, è un festival lento e gentile in cui scoprire nuovi sguardi e realizzare desideri. Le Nottole si sono alzate in volo nell’ultimo fine settimana del Festival, per osservare e immergersi in visioni complesse, profonde e seducenti. 

Articolo di Margherita Dellantonio

Le vie dei desideri create da Santarcangelo Festival si riflettono nello sguardo degli spettatori che le attraversano e si propagano negli spazi della città. Dietro ogni angolo si possono incontrare performance circensi, mercati, spazi di cura e di incontro, installazioni. Grazie alle Conferenze Santarcangioline ideate da Eva Geatti, ad esempio, si ha la possibilità di entrare in contatto con peculiari personalità del luogo, persone semplici che raccontano le proprie storie, passioni, trasformazioni. Un esercizio di narrazione e di ascolto, di scoperta della bellezza dell’incontro e dell’empatia. 

Ma una città è fatta di persone e anche di muri, di architetture fisiche e mentali.  Le case si costruiscono con mattoni e ricordi, con i sogni e i desideri degli abitanti che le attraversano. Valentina Medda va alla ricerca di spazi domestici da curare, ferite sulle pareti come fossero pelle, di cui riattivare la memoria tramite un intervento di agopuntura. Medda applica gli aghi in presenza del pubblico creando delle installazioni site-specific. Viene ripensato così il rapporto di cura con le persone e gli spazi, si accorcia la distanza con i luoghi vissuti rendendone visibili le ferite che si aprono a nuove possibilità di sguardo. Non più semplici crepe ma aperture verso altri mondi e nuove vite. Costellazioni profondamente legate ad ambienti individuali e collettivi. Gli interventi delicati e poetici di Medda, già realizzati a New York e Bologna, si legano a un altro progetto dell’artista. Le tracce incontrate sulle pareti di diverse città vengono fotografate e riunite in un archivio, virtuale e fisico. Untitled#, il portfolio di immagini così realizzato, è pensato per essere tatuato, rompendo ulteriormente la distanza tra corpo fisico e architettonico, tra freddi archivi e memoria incorporata.

Che le architetture cittadine siano luoghi vivi e non semplici costruzioni è evidenziato dalla coreografa e ballerina Annamaria Ajmone. Con Trigger, l’artista ripensa alcuni spazi della città attraverso la danza. Il suo corpo traccia linee e geometrie che seguono l’andamento dello spazio in cui si muove e del pubblico che lo abita. Una danza intensa e misurata, che sfiora le curve dell’ambiente e segue le energie che fluiscono al suo interno, condizionate dalla presenza fisica di artista e spettatori. 

Continuando a vagare in cerca di sorprendenti visioni per le strade di Santarcangelo ci si può ritrovare ad assistere improvvisamente a una performance di polka chinata. Il progetto del Leone d’Oro Alessandro SciarroniSave the last dance for me, è un’altra forma in cui ripensare spazio e memoria. Una sfida per salvare quest’antica danza emiliana dalle origini misteriose e oggi poco conosciuta, tradizionalmente eseguita da soli uomini che vorticano spaventosamente vicino al suolo. Dopo un laboratorio durato tutto il Festival i ballerini irrompono negli spazi di Santarcangelo. Così, in mezzo a una notturna folla festante, riunita per celebrare la gioia del teatro a ritmo di musica e danze, ci si trova coinvolti in uno spettacolo di magico roteare, tanto vicino alla terra quanto apparentemente pronto a spiccare il volo. 

I movimenti della danza possono modificare e creare spazi, portando l’immaginazione a vivere in altri luoghi. Marco D’Agostin trasporta il pubblico in un viaggio temporale e geografico sulle vette innevate di Salt Lake City, durante le Olimpiadi invernali del 2002. First love è una rilettura della celebre gara di sci di fondo vinta dall’atleta Stefania Belmondo. Un omaggio al primo amore di gioventù, lo sport dello sci di fondo e la campionessa, piemontese come l’artista. Il danzatore, solo in scena, ripercorre fedelmente la telecronaca di quella storica giornata, i movimenti sportivi si confondono con quelli della danza diventando coreografia. Notevole il lavoro tra corpo e voce, il racconto di una storia che si compone di respiri e affanni, pause, discese e risalite vocali che scivolano insieme agli sci sulla pista. Il giovane D’Agostin affiora nel racconto, la carica competitiva e agonistica diventa per un momento sua, aprendo uno spiraglio su un ricordo d’infanzia privato che si confonde con la narrazione ormai storica. La performance, cui si riconosce un lavoro di grande precisione, resta tuttavia un racconto un po’ troppo autoreferenziale, non in grado di creare una piena esperienza collettiva.

Dalla cima delle montagne si può salire solo verso il cielo, ed ecco che Kristina Norman porta gli spettatori nello spazio. Durante una residenza creativa tra Santarcangelo e Bologna l’artista estone ha incontrato alcune badanti che lavorano nella zona, creando una performance-documentario che intreccia storie di lavoro domestico e desiderio di emancipazione. Lighter than woman affronta il peso del lavoro fisico e psicologico, paragonato alla gravità, o all’assenza della stessa, come quella vissuta dagli astronauti quando si librano nello spazio. La figura di Samantha Cristoforetti si sovrappone a quella delle badanti che popolano il racconto della Norman, trasformandole in delle eroine. Non risulta chiaro però quanto questa metaforica coincidenza sia giudicata positivamente o negativamente. La narrazione vuole mostrare la realtà nascosta in cui vivono le badanti, realtà che sta recentemente emergendo in ambito teatrale, ma rimane confuso il punto di approdo che vuole raggiungere. Anche qui si manifesta un legame con la storia personale dell’artista, non sufficientemente approfondito per creare empatia, né per entrare nella complessità delle storie narrate. L’immedesimazione e la presa di coscienza restano purtroppo superficiali, suscitando inevitabilmente commozione ma incapaci di suscitare un pensiero critico a livelli più profondi.

L’edizione di Santarcangelo Festival curata da Eva Neklyaeva e Lisa Gilardino ha saputo creare, in ogni caso, uno spazio di incontro possibile. Una dimensione di vita in cui i desideri possono diventare realtà, in un ambiente di scambio continuo, di diversità che si incrociano, si parlano, crescono. Uno spazio di visione ravvicinato in cui perdersi con grazia in sguardi differenti e ribelli, in un tempo lento e delicato. Slow & Gentle.

HEALING INTERVENTONS FOR DOMESTIC WOUNDS – INTERVENTI DI CURA PER FERITE DOMESTICHE

Performance e installazione di Valentina Medda

si ringrazia Alessandro Gotti e il Circolo Santabago

TRIGGER

di e con Annamaria Ajmone
musiche Palm Wine
costumi Jules Goldsmith
direzione tecnica Giulia Pastore
produzione CAB 008
con il sostegno di Regione Toscana e MIBAC
co-produzione Cango / Umano – Cantieri internazionali sui linguaggi del corpo e della danza
in collaborazione con Teatro della Toscana

SAVE THE LAST DANCE FOR ME 

un progetto di Alessandro Sciarroni
con Gianmaria Borzillo e Giovanfrancesco Giannini
collaborazione artistica Giancarlo Stagni
produzione Corpoceleste, Marche Teatro
in coproduzione con Santarcangelo Festival, B.Motion. Danza Urbana e Gender Bender Festival

FIRST LOVE

un progetto di e con Marco D’Agostin
suono LSKA
consulenza scientifica Stefania Belmondo e Tommaso Custodero
consulenza drammaturgica Chiara Bersani
luci Alessio Guerra
direzione tecnica Paolo Tizianel
promozione Marco Villari
organizzazione Eleonora Cavallo, Damien Modolo
progetto grafico Isabella Ahmadzadeh
produzione VAN 2018
coproduzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale / Torinodanza festival e Espace Malraux – scène nationale de Chambéry et de la Savoie, nell’ambito del progetto “Corpo Links Cluster”, sostenuto dal Programma di Cooperazione PC INTERREG V A – Italia-Francia (ALCOTRA 2014-2020)
in collaborazione con Centro Olimpico del Fondo di Pragelato
progetto realizzato in residenza presso la Lavanderia a Vapore, Centro Regionale per la Danza, inTeatro, Teatro Akropolis
con il supporto di ResiDance XL, inTeatro.

LIGHTER THAN WOMAN

di e con Kristina Norman
drammaturgia Laur Kaunissaare
direttore della fotografia e artitsa Erik Norkroos
consiglio coreografico Joanna Kalm, Karolin Poska
musiche Jēkabs Nīmanis
creazione luci Oliver Kulpsoo
con la partecipazione di Isadora Angelini, Ivana Abbondanza, Halina Fomiceva, Liubov Sandulovych, Nataliya Sandu, Victoria Bilivska, Mariia Filonenko, Mayya Romashchenko, Rina Pancaldi
un ringraziamento a Piersandra Di Matteo, Cosetta Nicolini, Maria Rita Palumbo, Anna Tomesani, Mariya Fedoryshyn, Meelika Ebrok, Meelis Muhu
estratti video “Where do astronauts sleep?” European Space Agency, ESA 08.06.2015; “SkyLab Circular Track” 03.03.2010; NASA;
“Astronauta Samantha Cristoforetti – Missione Futura 42 su ISS” Canale25 24.11.2014; “Samantha Cristoforetti tours the ISS for the last
time (11.06.2015)” Astro Enzo 11.06.2016
con il sostegno di Cultural Endowment of Estonia, Ministry of Culture of Estonia
coproduzione Kanuti Gildi SAAL, Santarcangelo Festival, New Theatre Institute of Latvia, Emilia Romagna Teatro Fondazione / Atlas of Transitions Biennale
inserito all’interno del progetto europeo Create to Connect -> Create to Impact
cofinanziato dal programma Europa creativa dell’Unione europea

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