L’Open Day di Dominio Pubblico alla Sapienza di Roma: intervista al direttore artistico Tiziano Panici

In occasione della presentazione dei laboratori di spettacolo dell’anno accademico 2019-2020 (Leggi qui l’offerta formativa), il Corso di Arte e Spettacolo dell’Università La Sapienza di Roma ha ospitato l’Open Day di Dominio Pubblico. Prendendo parte alla giornata, gli studenti hanno avuto modo di entrare in contatto con i referenti di questo progetto di formazione del pubblico e di orientamento professionale rivolto a ragazzi under 25. Durante l’Open Day abbiamo intervistato il direttore artistico Tiziano Panici, che ci ha raccontato l’esperienza e gli obiettivi di Dominio Pubblico.

Ornella Rosato: Dominio Pubblico è un festival multidisciplinare, caratterizzato da una direzione artistica partecipata, pensato per Under 25 anni che prevede un lungo periodo di apprendistato direttamente sul campo. Quanto e perché è importante per Dominio Pubblico promuovere la formazione professionale?

Tiziano Panici: Bisogna tenere conto che Dominio Pubblico è un progetto di orientamento professionale. Per avvicinare davvero i ragazzi al teatro è necessario non tradire le loro aspettative e far ciò significa non trattarli solo come possibili clienti, altrimenti viene meno il senso di tutto ciò che con Dominio Pubblico si sta tentando di fare. Credo che Dominio Pubblico debba essere per i giovani uno strumento da utilizzare come una bussola: per orientarsi; per conoscere il panorama culturale romano che, riflettendo la metropoli dal quale si origina, appare complicato, stratificato e dunque difficile da comprendere; per capire come rapportarsi a quelle logiche del libero mercato e di azienda che ormai sono entrate a pieno titolo sia nella formazione sia nella cultura gestione dei progetti culturali. Quando parliamo di management culturale parliamo di gestione, direzione e amministrazione dello spettacolo dal vivo, elementi al giorno d’oggi fondamentali per poter imparare un mestiere. Attraverso Dominio Pubblico è possibile iniziare a mettere in pratica quanto concerne questo lavoro. In quest’ottica, l’apertura da parte delle Università e in particolare de La Sapienza, è segno di una presa di coscienza da parte delle istituzioni circa l’importanza di offrire ai ragazzi un percorso pratico che comporti un apprendimento concreto. Con ciò non si intende sminuire l’apporto teorico ma cercare di rafforzarlo, trovando un equilibrio tra studio e azione.

OR: I mesi di formazione e di preparazione che precedono l’avvio del Festival prevedono anche la visione di spettacoli teatrali e la partecipazione a eventi culturali che si inseriscono in un percorso di Audience Development. Pensi che per avvicinare i giovani al teatro sia necessario rimettere il teatro al centro della loro formazione e del loro processo di pensiero?

TP: Nell’era digitale è in corso una rivoluzione di cui sono visibili le conseguenze sulle nuove generazioni. È un dato di fatto che i giovani utilizzino molto la tecnologia, quanto è vero che entrare a teatro costringe a una condizione sociale diversa da quella che i ragazzi vivono abitualmente: il teatro è uno strumento “antico” rispetto al loro percorso esperienziale perciò alcuni ne sono attratti, altri ne sono intimoriti avvertendo una sorta di distanza. Per colmare questa distanza, qualsiasi ragazzo che entra in una sala teatrale è obbligato a spegnere il cellulare e a mettersi in relazione con ciò che sta succedendo in scena. Questo non accade con nessun altro media. Se, però, non si creasse una relazione tra gli individui e quindi tra i ragazzi che partecipano, l’impatto di ciò che vedono finirebbe per indebolirsi. Qui, subentra allora una fase di accompagnamento alla visione che ha come focus la condivisione di un’esperienza e la possibilità di instaurare un dialogo. Il teatro è uno strumento di comunicazione sociale e sempre più il tema della partecipazione, come dimostra l’operato di Milo Rau – una delle figure più discusse del momento – traduce e intercetta l’esigenza di ricreare dei luoghi di contatto e di comunità. Negli ultimi 5 anni, Dominio Pubblico ha tentato di fare questo come dimostra il manifesto che abbiamo tracciato, con le generazioni che hanno preso parte nel 2017 al primo processo nazionale di rete da noi creato, in cui scriviamo: i teatri sono vuoti e noi li stiamo abitando con un nuovo contenuto e un nuovo pensiero. 

OR: Dominio Pubblico è un evento culturale che sta assumendo sempre più rilievo soprattutto per la capacità di essere un sostegno e uno spazio di libera espressione per giovani artisti. Perché avete scelto di investire sul futuro?

TP: Come Tiziano Panici e in quanto figlio d’arte, erede di una tradizione artistica, di una storia teatrale, di uno spazio che a Roma per 34 anni ha garantito l’accesso ad artisti indipendenti e a forme di sperimentazione e di ricerca teatrale, so quanto sia fondamentale il tema della ricerca e so quanto sia importante mantenere vivi degli spazi di espressione. Abbiamo tenuto aperto il Teatro Argot  – e qui parlo al plurale – perché il teatro è un’azione collettiva per natura. Come le condizioni sociali che ci circondano ci testimoniano circa la necessità di mantenere i porti aperti, noi non salviamo persone in mare, ma la nostra funzione sociale in città è di mantenere uno spazio abitabile. Il fatto che il TDR ci abbia permesso di avere una piccola finestra per aprire ulteriori opportunità ad artisti emergenti, lo trovo non solo sano ma anche un po’ d’obbligo. In questo senso, ho sempre provato a portare le istituzioni a ragionare come noi artisti indipendenti. Dominio Pubblico è una possibilità da abitare e deve esserlo anche per gli artisti giovani, perché la comunità è fatta non solo di spettatori ma anche di artisti, operatori, critici, uffici stampa, giornalisti, che popolano quel settore. Quelli che il mercato chiama stakeholders sono, in realtà, la comunità che compone quel mondo.

OR: Come immagini il futuro di Dominio Pubblico?

TP: Questa è una domanda che quest’anno ci costa molti sforzi. Siamo davanti a un momento di cambiamento per quanto riguarda la struttura di Dominio Pubblico che si è resa autonoma dal Teatro Argot Studio e dal Teatro dell’Orologio che gli hanno dato vita 5 anni fa. Negli ultimi 2 anni è nata un’associazione, di cui ho preso la presidenza e di cui sono entrati a far parte i ragazzi che negli scorsi anni hanno aderito del progetto, oggi attivi nell’ambito dell’organizzazione e della promozione teatrale. Pur essendo ancora under 30, hanno già una maturità professionale che stanno impiegando in questo progetto. Mi auguro di poter garantire a questa associazione una struttura più solida, che passi anche attraverso un tema di finanziamenti: il nostro progetto – per garantirne l’accessibilità – non può prevede lucro, quindi se un percorso del genere non è sostenuto e non è finanziato decade. Questo fa sì che Dominio Pubblico debba sempre essere in grado di adattarsi agli spazi che abita. Uno di questi spazi è stato il Teatro di Roma, la cui nuova direzione sembra essere favorevole e incline a sostenere il progetto. Si stanno aprendo altri scenari possibili e abbiamo un anno per capire quale sarà la maturità di questo processo. Nel frattempo, nel 2020 cercheremo di dare vita reale al Network Risonanze, immaginato per essere una rete nazionale di supporto per artisti under 30 e operatori teatrali che stanno affrontando, come noi, questo tipo di interventi.

OR: Cosa auguri ai giovani che prenderanno parte al progetto di Dominio Pubblico?

TP: Gli auguro di laurearsi, perchè mi terrorizza sempre l’idea che Dominio Pubblico possa diventare un percorso alternativo che finisca per sottrarre tempo allo studio. In realtà, poi, mi accorgo che ciò non accade. Alle volte è doloroso vedere che molti dei ragazzi partecipano per un anno e poi, giustamente, si rivolgono verso altre esperienze. Piacevole, allo stesso tempo, è ritrovarli in altre situazioni: li vedo sbucare dagli uffici del Teatro di Roma, del RomaEuropa Festival, di Short Theatre o di Pav, e questo mi dice che tutto questo funziona. L’augurio per loro è di trovare una sicurezza e una direzione rispetto alle loro capacità. Di riuscire a centrare la freccia. Mi auguro che Dominio Pubblico sia un’esperienza importante e significativa per le loro vite.


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