“Un principe” senza soluzioni: Amleto si fa maschera del mondo contemporaneo

Occhisulmondo. “Un principe” senza soluzioni: Amleto si fa maschera del mondo contemporaneo

Vizi e peccati umani come allegorie del mondo, status symbol d’un decadente e corrotto presente. 

Un principe, prodotto dalla compagnia Occhisulmondo e andato in scena, alla sua prima romana, venerdì 17 e sabato 18 al Teatro Palladium, si ispira all’Amleto per rappresentarne la decadenza morale. «Abbiamo scelto di sviluppare una drammaturgia che mettesse in evidenza dell’opera shakespeariana la caduta di uno Stato, il marciume della società, l’avidità e la perdita di responsabilità». Così il regista Massimiliano Burini presenta il proprio lavoro, per realizzare il quale si serve, fedele alla tradizione elisabettiana, di uno spazio vuoto ed essenziale, dove la recitazione attoriale si fa epifanica, rivelatrice, imaginifica.

In scena fin dall’inizio sette corpi, cinque uomini e due donne, seduti sui loro rispettivi sgabelli, fissano la platea nel silenzio, fermi e impassibili, maschere d’un mondo che va decomponendosi, attori-spettatori dello stesso dramma, che sta per avere inizio. Il Valzer n. 2 di Shostakovich dà loro vita, e ad uno ad uno tutti si presentano al pubblico con la sola forza dei propri fragili gesti e movimenti, eseguiti a scatti, fatti di improvvise accelerazioni e brusche frenate, estremamente codificati per comunicare all’istante l’accezione in cui cogliere d’ora in avanti ogni personaggio: quella simbolico-allegorica. È infatti il movimento o la sua assenza a decretare rispettivamente l’entrata o l’uscita di scena d’ogni interprete, non già la sua effettiva presenza sul palco, a metà fra la passività spettatoriale e il dinamismo attoriale. Movimento a cui solo successivamente s’accompagna un parlare a sua volta codificato, funzionale al linguaggio del corpo e composto anch’esso di accelerazioni e decelerazioni, continuamente pervaso da un senso di stralunata disperazione. 

Può allora cominciare a girare la luttuosa giostra del potere, dove il crimine si mescola col gioco, l’offesa con lo scherzo, la malvagità con la follia. Pedine mosse ed animate da una mano invisibile, ora statiche ora dinamiche, ora vive ora morte: Amleto, Gertrude, il Re, Polonio, Orazio, Ofelia, Laerte, Rosencratz e Guildenstern si servono del gran paradosso del teatro (l’astrazione per la realtà) per scomodare gli spettatori, mettere in dubbio il loro ruolo sociale oltre che scenico. «Noi non proponiamo soluzioni», avverte la compagnia. «Lo spettacolo ci pone davanti a una constatazione: esiste qualcosa creata da noi esseri umani che ci impone di vivere e comportarci in una certa maniera». Ad ognuno di noi la responsabilità, non amletica presumibilmente, di prendere parte, di assumere il ruolo che più ci compete, la maschera che meglio ci rappresenta. Messaggio, questo, ancor più significativo se collocato nell’ambiente culturale del Palladium, unico teatro romano gestito da un’università, quella di RomaTre, che fa sì che fra il pubblico si trovino sempre più giovani studenti e studentesse, futuri costruttori del benessere sociale. A loro l’arduo compito: «Essere o non essere. Tutto qui».

UN PRINCIPE

Ispirato ad Amleto di William Shakespeare 

uno spettacolo di Massimiliano Burini

con Daniele Aureli, Amedeo Carlo Capitanelli, Andrey Maslonkin, Greta Oldoni, Raffaele Ottolenghi, Matteo Slovacchia, Giulia Zeetti

Costumi e scene Francesco “Skizzo” Marchetti

Realizzazione costumi Elsa Carlani Caschemire

Sound designer Nicola “Fumo” Frattegiani

Assistenza alla regia Matteo Slovacchia

Drammaturgia e regia Massimiliano Burini

Organizzazione Elena Marinelli

Foto di scena Daniele Burini

Produzione Occhisulmondo

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