Teatro Eliseo e decreto Milleproroghe: il Parlamento boccia l’emendamento

Foto ANSA-ZUMAPRESS

«A quest’ora, mentre ieri i Ministri hanno dichiarato che è aperto un tavolo di trattative con l’Eliseo, a noi nessuno ci ha ancora chiamati», dichiara Luca Barbareschi durante la conferenza stampa di martedì 12 febbraio 2020. In seguito alla bocciatura dell’emendamento speciale accordato all’Eliseo in seno al DL Milleproroghe, le Istituzioni sembrano essere ben disposte al confronto vis-à-vis con il Direttore, anche se lo stesso dichiara di non essere stato contattato da nessuno in merito. «Un Viceministro afferma in commissione che ha aperto una trattativa coi lavoratori dell’Eliseo, che da domani non avranno più lo stipendio e andranno a casa e, chiamando il Ministero, mi viene detto “non so di cosa stia parlando”», continua Barbareschi.

Dal palco del Teatro Eliseo, il Direttore cerca di fare un passo indietro spiegando ai presenti cosa fosse nell’esattezza questo emendamento. «L’emendamento che è stato bocciato avrebbe accordato 4 milioni di euro all’anno per tre anni: 2020-2021-2022. Io ne avevo chiesti cinque, in verità», spiega Barbareschi e aggiunge, in merito al DL: «si chiama Milleproroghe perché si poteva appunto prorogare solo qualcosa che era già esistito in precedenza», facendo riferimento ai 4+4 milioni che l’Eliseo era riuscito ad ottenere nel 2017.

Riguardo a questo primo finanziamento economico, il Direttore commenta: «Io sono riuscito la prima volta ad avere 4+4 milioni perché sono andato dal Ministro delle Finanze, allora Padoan, spiegandogli il problema ed evidenziando dove c’erano dei bacini di danaro che potevano essere usati, nelle leggi, per finanziare un teatro senza toccare il FUS, perché non volevo che mancasse un euro, e così abbiamo fatto una legge». E continua: «Certo che è stato fatto un favore all’Eliseo dando 4 milioni + 4 milioni. È stato un momento di lungimiranza, e ringrazio il Presidente Giorgio Napolitano che ha avuto a cuore questa storia e anche il Presidente Mattarella […]. Ma è ovvio che è stato un cerotto». Difatti, il Teatro Eliseo si è, successivamente, indebitato. Così Barbareschi spiega le ragioni per cui il suo teatro ha un deficit economico: «abbiamo fatto una legge che è stata portata dai Parlamentari. Gli stessi Parlamentari bipartisan, consci del problema, hanno presentato un emendamento. L’anno scorso, in finanziaria, è stato bocciato. Quindi è iniziato il conto alla rovescia verso la morte, perché questo teatro, se non ha soldi, perde ogni mese sempre di più. Ci siamo indebitati»; e sottolinea; «noi, per galleggiare nei prossimi anni, dobbiamo recuperare l’indebitamento di quest’anno acquisito non perché sono un cattivo amministratore».

Barbareschi descrive l’iter tecnico con cui egli stesso, personalmente, si è mosso per riuscire a proporre una soluzione economica alle problematiche del suo teatro in sede istituzionale. «Abbiamo provato prima a metterlo nel DEF (Documento di Economia e Finanza), ossia la prima cosa che, in genere, si presenta. Franceschini ha detto di no, perché il Parlamento è sovrano. Ne abbiamo preso atto». Lo step successivo è stato di «presentarlo in Finanziaria, con l’okay del MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze), con la copertura del MEF e Franceschini ha detto di nuovo no. No perché il parlamento è sovrano. A quel punto era rimasto il Milleproroghe: abbiamo ripresentato con la firma bipartisan questo emendamento. Funziona in questo modo: il MEF chiede il sì politico al Ministro di competenza. I Ministeri di competenza devono rispondere al Ministro delle Finanze che costituisce la cosa più importante, ma non agisce in assoluta indipendenza, deve chiedere se c’è un okay politico».

La bocciatura dell’emendamento arriva il giorno precedente alla conferenza stampa, accompagnata dalla volontà di aprire un tavolo di trattative con l’Eliseo. Le procedure tecniche compiute da Barbareschi e il suo team risultano molto complesse e si muovono sicuramente al di fuori delle dinamiche del supporto statale allo spettacolo dal vivo che il MIBACT predispone per tutti gli altri soggetti attraverso la regolamentazione dei criteri di erogazione dei finanziamenti FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo).

Il Direttore si interroga su quali siano le effettive ragioni della bocciatura dell’emendamento. A suo avviso, due sono le matrici che hanno portato al no istituzionale: invidia sociale e mancata lungimiranza della politica. «Non pensavo che prendere l’Eliseo e farne un polo di eccellenza avrebbe scatenato una guerra giudiziaria personale, su di me», asserisce Barbareschi, e aggiunge: «Un luogo di eccellenza suscita così tanto fastidio, una sorta di invidia sociale. Un posto così deve essere chiuso perché è pericoloso. Anche perché è l’unico caso italiano in cui il direttore non è di nomina politica. Infatti, la cosa curiosa è che io, per fare un teatro, ho dovuto comprarmelo». Commenta così le dinamiche politiche legate alla dimensione artistica del teatro: «I milioni vengono dati se sei del canale politico. La politica non ascolta, la politica vive di connivenze: “se sei mio ti do una mano, se non sei mio non ti do una mano”».

Quali sono quindi le sorti di questo teatro e quali le decisioni del Direttore artistico, alla luce delle nuove decisioni istituzionali? «Io non posso chiudere prima di aprile perché, a differenza di Vincenzo Monaci, io non truffo gli abbonati. Per cui perderò 400.000 euro al mese per quattro mesi. Questo sono obbligato moralmente a farlo verso i miei colleghi, verso lo spettacolo, verso i democratici, verso tutti quelli che hanno un pregiudizio verso di me», dichiara Barbareschi di fronte ai giornalisti.

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