La fiducia che ci dà vita

Scrivere recensioni ai tempi dell’emergenza sanitaria non è cosa facile. Ogni riflessione fatta viene scalzata da un nuovo pensiero, dal mutarsi delle circostanze da cui non è possibile prescindere. Non si contestano qui le misure attivate dal governo, rigide ma necessarie per la tutela di tutti e tutte, ma se il teatro è sempre e comunque occasione di riflessione sulla realtà, restituzione di sguardi sul mondo e sull’umano, oggi più che mai non è possibile separare il fatto estetico da quello sociale.

Appena una settimana fa, proprio su questo sito, parlavamo di un teatro che resiste (o resisteva), anche in questa situazione eccezionale, della possibilità di trovare vie alternative per continuare a compiere insieme il rito teatrale, nonostante il metro di distanza che separa forzosamente e faticosamente i nostri corpi abituati al contatto. Ne scrivevamo a proposito di Come cani senza padrone. Sulle strade di “Accattone”, la performance itinerante che Tony Allotta ha presentato per Unconventional Date, il festival preserale che da gennaio si svolge presso il Club 55, nel quartiere del Pigneto a Roma. Allotta ha accompagnato il pubblico sui luoghi topici del celebre film di Pier Paolo Pasolini, recitando versi tratti da Le ceneri di Gramsci, mescolando le parole all’ambiente urbano, riscoprendo e riattivando la relazione con la città. Portando ciascuno una candela in mano si è formata una processione, rispettando il metro di distanza oltre che nella chiara osservanza delle normative come esercizio di stile, e dando così vita a una via crucis laica per festeggiare il compleanno del morto, il 5 marzo, data di nascita di Pasolini. Al di là degli esiti della performance, che avrebbe forse potuto osare di più, questa peculiare passeggiata in questo altrettanto particolare tempo storico porta a ragionare sul nostro essere corpo collettivo, sulla condivisione della realtà che ogni giorno attraversiamo, abitiamo, viviamo.

«Camminare insieme per le strade – scrive Rebecca Solnit nella sua Storia del camminare (Ponte alle Grazie, 2018) – dà un’impressione del tutto diversa dal semplice girovagare […], un senso di fratellanza tenue ma soddisfacente dovuto forse solo al fatto che, camminando insieme nella stessa direzione, si condividono gli stessi spazi e gli stessi intendimenti». E ancora, a proposito delle marce popolari: «questo muoversi nello spazio urbano per commemorare un tempo passato congiunge tempo e luogo, ricordo e opportunità, città e cittadino, in un insieme vitale, in uno spazio cerimoniale in cui si può fare storia». Oggi le strade sono semideserte, la città è avvolta in un silenzio surreale, inimmaginabile per la frenetica metropoli. Oggi, mentre viviamo questo tempo sospeso, nonostante la circolazione ci sia preclusa, se non possiamo generare solidarietà e comunità attraverso un camminare collettivo, possiamo almeno permetterci di intraprendere lunghe passeggiate col pensiero. Questo tempo solitario in cui ci troviamo confinati, può paradossalmente essere occasione di combattere l’individualismo che contraddistingue fin troppo la nostra società, di trascendere le piccole preoccupazioni personali quotidiane e ritrovare senso e valore nel rapporto con l’altro. Un’occasione unica per non lasciarsi sconfiggere dal cinismo e dall’isolamento, ma riscoprire invece la generosità.

Attraversando quelle stesse strade, rese insieme palcoscenico e platea da Tony Allotta, Pier Paolo Pasolini osservava e rifletteva sulla società in cambiamento dei suoi anni cinquanta. I suoi versi, pieni d’angoscia e di passione, rivelano un’umanità ferita ma capace di trasformazione, e anche nello spaesamento che oggi ci abbraccia esiste una possibilità, da coltivare come necessaria, di rinnovamento. «Piange ciò che muta, anche / per farsi migliore. La luce / del futuro non cessa un solo istante / di ferirci: è qui, che brucia / in ogni nostro atto quotidiano, / angoscia anche nella fiducia, / che ci dà vita […]».

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