Riflessioni sul teatro in quarantena. Intervista a Luca Fornari

Come tutti gli avvenimenti storici di grande rilevanza, anche la crisi sanitaria ed economica provocata dal Covid-19 sarà interpretata con maggiore esattezza alla fine della pandemia. Per il momento, ragionare su quanto accaduto a un mese dalla diffusione dell’epidemia, fare un bilancio delle perdite, prevedere le azioni da intraprendere per ristabilire gli equilibri e riaccendere i motori della grande macchina dello Spettacolo dal Vivo sembra quanto mai necessario. Si cercano risposte, si attivano ragionamenti, si tenta di dare concretezza a un futuro più che mai incerto. Il sostegno statale è vitale in questo tempo sospeso che altera i connotati di un sistema fragile. A proposito della condizione odierna e delle prospettive del settore, intervistiamo Luca Fornari, Amministratore Delegato di ATCL Lazio, il circuito multidisciplinare che, avvalendosi del sodalizio con Regione Lazio e MiBACT, rappresenta un interlocutore di rilievo per discutere del sostegno statale messo in atto per contrastare la crisi.

Una suddivisione in fasi degli eventi che tiene conto di un pre, un durante e un post coronavirus può essere utile ad analizzare la situazione e a tracciare il possibile panorama nel quale il settore dello spettacolo dal vivo si troverà ad affrontare la ripresa delle attività. Come si prospetta il teatro di domani?

Siamo di fronte a una crisi senza precedenti. Un problema di questa portata non si era mai manifestato prima. Ci troviamo davanti a qualcosa di veramente inaspettato ed è complicato capire già adesso come se ne uscirà. Non riusciamo ad avere chiare le tempistiche di un possibile superamento dell’emergenza perché questa ha colpito in maniera indistinta, in ogni luogo. Per il teatro e per il ruolo specifico dei circuiti, era già sentita la necessità di modificare il sistema e trovare nuove strade. ATCL da molti anni propone una serie di sperimentazioni e già tempo addietro riteneva che il ruolo dei circuiti dovesse essere aggiornato e messo in sintonia con i cambiamenti verificatisi nel tempo. Ora, siamo di fronte a un cambiamento epocale per cui credo che più di prima ci sia bisogno di mettersi in ascolto delle richieste e delle problematiche dei territori, delle comunità, degli artisti per provare a cercare tutti insieme nuove vie percorribili.

In qualità di Amministratore Delegato di ATCL Lazio, il circuito multidisciplinare della Regione, su quali azioni crede che dovrà vertere la riorganizzazione del sistema teatrale?

Più che di sistema teatrale, preferisco parlare di sistema dello Spettacolo dal Vivo. Credo si debba ripartire da una straordinaria opera di alfabetizzazione, intesa come la possibilità di fornire a tutti strumenti adeguati per affrontare e decodificare i meccanismi del settore, facendo rientrare lo Spettacolo dal Vivo anche nell’insegnamento della Scuola Primaria e Secondaria. Avverto la necessità di un’azione di ricerca e di sperimentazione di nuovi linguaggi e di nuovi luoghi in cui poter fare arte, oltre a quelli deputati. Le domande sono molte, le risposte non sono immediate ma vanno cercate insieme. È uno sforzo che va assolutamente fatto. 

ATCL Lazio è da sempre impegnata nella diffusione della cultura anche nei piccoli comuni, con un sostegno alla circuitazione dello spettacolo in luoghi che sono spesso esclusi dalle tournée nazionali. Come stanno vivendo questa crisi i teatri di provincia? 

La situazione è complicatissima. Da un lato siamo in rapporto con le amministrazioni locali, dall’altro con gli operatori del settore. In questo momento è diffusa la paura, è netta la sensazione che non ci sarà una ripartenza certa con l’avvio della nuova stagione. C’è la consapevolezza che nulla sarà come prima e bisogna capire come agire. Compito nostro e di chi opera nella cultura, a partire dal Ministero e dalle Regioni, sarà dare un senso al domani. Il rischio è che oggi non si riescano a intravedere delle possibilità future. Bisogna prendere dei provvedimenti, intraprendere delle azioni che diano l’idea di un ragionamento attivo sulla ripartenza e sul superamento della crisi. Trovo che questo sia un elemento fondamentale, ed è il lavoro che stiamo facendo in questa fase: ripensare azioni, fare e mantenere gli investimenti per la cultura e lo Spettacolo dal Vivo.

Cosa pensa delle misure varate nel Decreto “Cura Italia” per i lavoratori dello spettacolo dal vivo? In che modo l’intervento regionale potrebbe risollevare – o in parte alleviare – la grave perdita economica che si trovano a fronteggiare i teatri del circuito e i loro lavoratori?

Rispetto al Decreto “Cura Italia” c’è un problema di fondo che investe tutto il compartimento dello Spettacolo dal Vivo: molte dello strutture dello spettacolo sono associazioni e le associazioni non rientrano nell’ambito delle imprese. Questo crea una problematica alla luce del meccanismo di funzionamento che è a contribuzione, legato cioè agli sbilanci e quindi alle perdite. Anni fa venne proposta una modifica in tal senso che non trovò attuazione, è un problema che deve essere superato. Il Decreto “Cura Italia” non tiene conto di alcune figure professionali e spesso i giovani hanno difficoltà ad accedere agli ammortizzatori. Lo stanziamento pensato per il MiBACT è positivo ma bisogna capire come verrà utilizzato. ATCL sta lavorando proprio per fare in modo che una parte di quei 130 milioni venga riconosciuta allo Spettacolo dal Vivo, il settore che, nel comparto culturale, soffrirà di più sia per la sua natura organizzativa sia perché, in ordine temporale, sarà l’ultimo a ripartire. La valenza del Decreto “Cura Italia”, quindi, dipenderà molto da come saranno utilizzati i fondi che sono stati stanziati. Anche la Regione sta cercando di varare una serie di misure straordinarie che vadano al di là del sostegno già previsto per il settore. In questa fase speriamo che Regione e Ministero riescano a trovare il modo per investire più risorse possibili in questo ambito. Si tratterà, nello specifico, di trovare un modo per sostenere anche chi non ha accesso al finanziamento statale, mentre per quanto riguarda il mondo finanziato, quello del Fus, sarà necessaria una fase di transizione importante: sia il 2020 che il 2021, il primo anno del nuovo triennio, andrebbero considerati degli “anni zero” in cui cercare di capire come rimettere in piedi il sistema e renderlo funzionale in un regime emergenziale. Non tanto facendo leva sui numeri, come è stato negli anni precedenti con l’algoritmo che teneva conto del numero di date e degli incassi ad esempio, ma valorizzando le azioni e il loro impatto.

Il teatro vive della relazione con il pubblico. In un contesto che dissemina il terrore verso l’altro e obbliga all’abolizione della prossimità, ripensare il rapporto dell’audience con il luogo teatrale è di fondamentale importanza. Come cambieranno, a seguito dell’emergenza, le strategie di audience engagement che ATCL propone sin dalla sua fondazione?

Non riusciamo ancora a intravedere la via più giusta. Sono certo che faremo un grande investimento, insistendo sull’alfabetizzazione e sulla formazione per soddisfare la necessità di formarci e acquisire nuove capacità per affrontare questa situazione e lavorare al meglio per il futuro di questo settore.

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