Ancora un extra per gli extra FUS: ulteriori 27 milioni di euro destinati agli “altri” (che forse “altri” non saranno più)

Lo scorso 16 aprile il Ministro della Cultura Dario Franceschini ha firmato un sesto decreto (DM 162 del 16 aprile 2021 “Sostegno degli organismi operanti nello spettacolo dal vivo nei settori del teatro, della danza, della musica e del circo che non sono stati destinatari di contributi a valere sul Fondo unico per lo spettacolo nell’anno 2019”) relativo a un ulteriore stanziamento di 27 milioni di euro a favore del fondo emergenza cinema, spettacolo e audiovisivo, istituito dal decreto Cura Italia (art. 89 D.L. 17 marzo 2020 nr.18). I destinatari sono quelle realtà dello spettacolo dal vivo che nel 2019 non hanno ricevuto risorse a valere sul Fondo unico per lo spettacolo (FUS).

L’ampio per numero e varietà negli ambiti operativi panorama Extra FUS, considerati i diversi interventi legislativi integrativi varati durante questo ultimo anno di pandemia (a seguito del D.L. 18/2020 sono sopraggiunti il DM 188 del 23 aprile 2020, il DM 278 del 10 giugno 2020, il DM 503 del 9 novembre 2020, il DM 557 del 3 dicembre 2020 e il DM 137 del 26 marzo 2021), ha visto per la prima volta il sorgere di un sostegno statale che ad oggi arriva a 80,6 milioni di euro. Niente male, dato il buio in cui sopravvivevano queste generalmente piccole, ma enormi (negli intenti) realtà dello spettacolo dal vivo. Non vanno però dimenticati due dati di fatto: da un lato la dimensione davvero notevole della platea di destinatari (di cui solo 2558 soggetti sono stati i beneficiari del 2020); dall’altro il fatto che questa stessa platea rappresenta senza dubbio una delle realtà più fragili dello spettacolo dal vivo in Italia, settore nel suo insieme già poco tutelato anche prima dell’avvento del  Covid-19.

Tuttavia, alla precarietà di tali soggetti “altri” che (soprav)vivono al di fuori dei confini del FUS ha sempre risposto e risponde tutt’oggi un fermento vivo e attivo. Ed è lo stesso Ministro Franceschini nel comunicato stampa dell’ultimo DM a riconoscerne l’importanza: «All’interno di un settore dell’industria creativa italiana particolarmente colpito dalla pandemia, queste realtà, fuori dal perimetro dei sostegni statali ordinari, meritano particolare attenzione, perché esprimono la vitalità, la ricchezza e la diversità del panorama nazionale dello spettacolo».

Il DM 162/2021 all’art. 2 riconferma i quattro requisiti richiesti dal decreto precedente: la previsione nell’atto costitutivo o nello statuto dello svolgimento di attività di spettacolo dal vivo nei settori teatro, musica, danza o circo; avere sede legale in Italia; non aver ricevuto contributi a valere sul Fondo unico per lo spettacolo nell’anno 2019; aver svolto, tra il 1° gennaio 2019 e il 29 febbraio 2020, un minimo di15 rappresentazioni e aver versato i contributi previdenziali per almeno 45 giornate lavorative; in alternativa, aver ospitato nel medesimo periodo un minimo di 10 rappresentazioni ed essere in regola con il versamento dei contributi previdenziali. E allora sorge un dubbio: per quale ragione anche i (fortunati) beneficiari del contributo Extra Fus previsto dall’Avviso per l’Assegnazione ed Erogazione  dei contributi allo Spettacolo del 7 maggio 2020 in attuazione del Decreto Cura Italia devono nuovamente presentare domanda  se i requisiti per l’assegnazione sono esattamente i medesimi (così come previsto dal comma 3 dell’art. 2 del nuovo DM)? Ci si chiede come possono essere mutati i numeri minimi d’accesso al contributo se la finestra temporale di riferimento è rimasta la stessa.

Sempre in continuità con gli interventi precedenti, le risorse previste verranno ripartite in egual misura tra i soggetti ritenuti idonei, con un tetto massimo di sostegno pari a 10mila euro (art. 1).

Inoltre da un combinato disposto tra quest’ultimo intervento e il DM del 31 dicembre 2020 che in parte rivede i criteri di assegnazione ed erogazioni dei contributi FUS,  emerge un “ma” non da poco: infatti i potenziali destinatari di questi ulteriori 27 milioni di euro sono sì tutte quelle realtà della  musica, del teatro, della danza, del circo e dello spettacolo viaggiante che ancora non beneficiano delle risorse del FUS, ma le stesse, a fronte del momento emergenziale pandemico, potranno accedervi come “prime istanze” grazie alle nuove regole introdotte per il 2021: in caso di sostegno “doppio” (contributi extra FUS + contributi FUS), il contributo extra FUS viene inserito  fra le entrate del soggetto, per cui automaticamente il contributo FUS (mettiamo il caso che in partenza sia di 10mila euro) viene ridotto in misura pari al contributo extra FUS ricevuto (per cui il soggetto beneficiario riceverà contributo FUS di 2mila euro). Nei numeri tutto torna, senonché  anche qui sorge un secondo dubbio che fa vacillare la chiarezza della matematica:  se i due contributi provengono da due fondi separati (da un lato il tradizionale Fondo Unico per lo Spettacolo, dall’altro il Fondo emergenze spettacolo, cinema e audiovisivo, in cui rientrano le realtà che non beneficiano del primo), per  quale motivo decurtare l’eventuale contributo FUS di quanto ricevuto come contributo extra FUS? Inoltre i criteri di assegnazione delle risorse guardano a requisiti diversi: se agli extra FUS  si richiede un minimo di giornate di rappresentazione e di giornate contributive, le nuove istanze FUS con le modificazioni introdotte con il DM del 31 dicembre 2020 possono accedere a contributo grazie al raggiungimento della  soglia minima di ammissibilità valutata esclusivamente sul fronte della qualità artistica (art. 2). Ciò significa che a rimanere esclusi dai criteri di valutazione di un progetto in prima istanza sono le valutazioni “oggettive” della qualità indicizzata e della dimensione quantitativa. Potrebbe anche essere un buon metro di giudizio, quantomeno attento all’estrema difficoltà dell’ultimo anno nel “far numeri”; tuttavia l’incongruenza tra il DM 162/2021 sull’extra FUS e il DM sui criteri FUS 2021 è evidente: i due fondi statali sono separati, i criteri di assegnazione dei contributi guardano a dimensioni differenti e- come se non bastasse va considerato il fatto che è più che prevedibile, data la sola valutazione artistica, una platea di destinatari in prima istanza numerosa e ben assortita, il che, inevitabilmente, va a ridurre le risorse disponibili per tali soggetti.

Resta comunque il fatto che ad oggi ammontano a 600milioni i sostegni totali che lo Stato ha destinato allo spettacolo dal vivo, andando finalmente a considerare mondi e categorie per molto (troppo) tempo non considerati: da inizio pandemia, gli “altri”, gli “invisibili” hanno iniziato ufficialmente a occupare un posto di rilievo nella vitalità, ricchezza e diversità del panorama nazionale dello spettacolo. Un primo approccio (un po’ frammentario e non ancora del tutto sistematico) nel delineare una mappatura rispondente alla realtà del settore.

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