M.A.D. Museo Antropologico del Danzatore.

M.A.D. Museo Antropologico del Danzatore torna a Fuori Programma

Dopo il successo dell’edizione 2020, il 28 e 29 giugno il Festival Fuori Programma ha nuovamente ospitato lo spettacolo M.A.D. di Balletto Civile, una creatura ibrida, tra performance e installazione, organizzata in site specific al Parco Alessandrino, con regia e coreografia firmata da Michela Lucenti [che abbiamo intervistato qui, ndr].

Gli spettatori, radunati al calar del sole in semicerchio, vengono accolti da un concierge in livrea, ritto in piedi su una panchina: un Virgilio in divisa designato ad accompagnarli nei recessi del parco, trasformato per l’occasione in un museo all’aperto.

In una rotonda sono disposti in cerchio dodici grandi contenitori in PVC che ricordano delle teche. Il nome stesso dello spettacolo, M.A.D., è l’acronimo di Museo Antropologico del Danzatore, perché, proprio come in un museo, ogni danzatore/attore, statua animata vestita di colori primari, abita la sua teca, nella quale appassisce lentamente.

All’interno dei loro spazi privati, gli attori, costretti in ritmi sempre più pressanti e frenetici, ripetono all’infinito la propria routine, interrotta solo dall’intervento occasionale di un rumore traumatico che sospende per pochi secondi l’azione. Fatta eccezione per la cabina del vento, dotata di un ventilatore, le teche sono chiuse, per cui, man mano che l’esibizione prosegue, l’ossigeno si consuma, le pareti si appannano, e i corpi, esanimi, vengono trasfigurati in un altrove insieme inattingibile e possibile.

In questo tableau-vivant sulla pandemia, l’essere umano contemporaneo, chiuso nella sua gabbia trasparente e immerso nella ripetizione ciclica delle proprie routine, subisce passivamente l’evoluzione di un fenomeno che lo uccide lentamente togliendogli la serenità, l’aria e infine la vita. La costruzione sonora, attorno ai danzatori, è particolarmente efficace nel rappresentare con rumori terrorizzanti le “notizie dal mondo del COVID-19”, e una colonna sonora via via più incalzante rispecchia la discesa verso l’esaurimento (in tutti i sensi) dei personaggi.

L’idea di questo spettacolo, nato durante il primo lockdown per riappropriarsi della scena e sperimentare nuovi modi di fruire la performance, permetteva ai danzatori di portare avanti spettacoli collettivi, garantendo comunque il distanziamento fisico tra di loro, e una netta separazione dal pubblico. Una riflessione rigorosa sulla possibilità di un teatro necessario, che torni a far incontrare ancora una volta attori e spettatori, in attesa della sospirata “ripartenza”.

M.A.D. di Balletto Civile
M.A.D. di Balletto Civile

Coreografia e regia Michela Lucenti
Collaborazione creativa Maurizio Camilli, Emanuela Serra, Alessandro Pallecchi
Disegno sonoro Guido Affini, Tiziano Scali
Interpreti Faustino Blanchut, Maurizio Camilli, Asiz El Youssoufi, Francesco Gabrielli, Maurizio Lucenti, Michela Lucenti, Alessandro Pallecchi, Matteo Principi, Emanuela Serra, Giulia Spattini, Natalia Vallebona.
Una produzione Balletto Civile in coproduzione con Oriente Occidente Dance Festival, Festival Fisiko!, Associazione Ultimo Punto/Festival artisti in piazza, Festival Pennabilli
Con il contributo di MIC

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