Marathon Des Sables Ph. Valentina Costanzo

Thanatos des Sables

In bilico tra bianco e giallo, punteggiata da cumuletti di spazzatura incorniciati da influencer in vacanza, senza ombra e senza sosta: Noto è la città barocca che titola il sud est della Sicilia. Quaggiù un vecchio falco, sulla chiave di volta dell’arco d’entrata, ci accoglie e da ogni direzione giungono stimoli visivi e sonori: sulla scalinata della Cattedrale di San Nicolò, le sculture di bronzo di Igor Mitoraj; a Palazzo Nicolaci, la personale di pittura dell’artista Francesco Lauretta in In questa luce e il bar Caffè Sicilia, racconto su tela Laurettiano (e su palato, il mio).

Quando il vespro si spegne e le luminarie accompagnano il passìo mi dirigo al Teatro Tina di Lorenzo per il secondo spettacolo in programma del Codex Festival, curato, nella sua nona edizione, da Salvatore Tringali, dedicato a teatro, musica, danza e formazione culturale, “appena” riconosciuto dal Mic.

Spalmato nei week end, dal 21 agosto al 17 ottobre, si propone di “ri-generare” lo spazio dell’individuo e della comunità che, come luogo di confronto generazionale libero e fantastico, diventa spazio d’arte e messa in crisi delle certezze.

Il piccolo teatro all’italiana, nella sua temporanea platea di sedie distanziate, si riempie e l’atmosfera diventa intima, ravvicinata e dorata; accoglie la prima volta, in un teatro convenzionale, di Marathon des Sables, interpretato da Cosimo Frascella, con la regia di Andrea Santantonio e prodotto dallo IAC Centro Arti Integrate di Matera. Dal 2020, tra piazze e terrazze, festival e concorsi, Mauro Prosperi, pentatleta, ultramaratoneta italiano e vincitore delle Olimpiadi di Los Angeles dell’84, dialoga con Cosimo, giovane e infuocato attore pugliese, perdendosi e ritrovandosi ad ogni appuntamento.

Il giovane, solo in scena, si muove su un doppio piano narrativo, raccontando la trasformazione di una passione in un mestiere, l’attore e l’atleta, ironizzando sulla casuale iniziazione avvenuta per mano di terzi: « I due si incontrano, si riconoscono e si aiutano l’un l’altro per superarsi e per ritrovarsi ».

Al centro della scena e dell’impianto drammaturgico il viaggio di Mauro e il desiderio ardente e poco prudente di vincere il/nel deserto. 

È il 1994, sta per iniziare la Maratona di sabbia, nel Sahara, e Mauro con il suo zaino e le sue scarpe percepisce a malapena il caldo. Non crede alla storia de “l’importante è partecipare” perché si vede già sul vertice o, al massimo, ai lati del podio. Nella gara il tempo è calcolato in metri e km da attraversare, scandito per stazioni di controllo lungo l’asse di percorso. Lo spazio è immenso e lo sguardo sfida l’orizzonte, ingannato dalle dune. L’atleta comincia la sua corsa, ciò che ha sempre fatto, che sa fare meglio e patisce le difficoltà di un habitat mai provato, tenendo in pungo testa e cuore, traguardo e Cinzia, la sua amata. Ma se, da un lato, c’è il corpo macchina obbediente ai comandi, alle volontà e ai desideri, dall’altro c’è il corpo natura capace di spazzarli via. Al quarto di sette giorni totali Mauro viene catapultato dalla furia del vento verso la metamorfosi a lui, ancora, sconosciuta. Una tempesta di sabbia efficacemente  rappresentata dalle proiezioni di Lorenzo Bruno, aderenti alla nostra immaginazione, e da un altrettanto preciso gioco di luci a cura di Joseph Geoffriau, ci conducono nel disorientamento.

Mauro è solo, disperso, privo di coordinate nel ventre del Sahara. Ricomincia a correre ma da che parte andare? 

Si ferma, riflette, riconosce il deserto, quello dentro di sé: tra i granelli dei ricordi.

A nulla serve smaniare per richiamare l’attenzione dell’elicottero di controllo, le notti passano e lui, senza cibo né acqua, lucidamente, si avvia al podio, quello inverso, l’ultimo. In quel momento, quasi come un atto di perdono della natura stessa, Mauro perde la fede nuziale, fatto vero e metafora impeccabile, per ritrovarla al primo cumulo di sabbia raccolto; si avvia la resurrezione: verrà ritrovato da alcune pastorelle del luogo intorno ad una vecchia moschea abbandonata, curato e rimesso alla sua nuova vita.

La metamorfosi è compiuta: Cosimo ritorna, in sé e nel presente, dopo averci regalato un attraversamento interpretativo emozionante e immersivo, ribadisce l’incontro come il più forte atto di presa di coscienza e conferma il suo essere artista e atleta del cuore che non esegue la vita ma la crea e ricrea, vincendo.


Crediti

MARATHON DES SABLES

con Cosimo Frascella

Regia Andrea Santantonio

Aiuto regia Nadia Casamassima

Disegno e luci Joseph Geoffriau
Creazione video Lorenzo Bruno
Adattamento drammaturgico Cosimo Frascella, Andrea Santantonio

Ph. Valentina Costanzo

CODEX FESTIVAL – Teatro Tina di Lorenzo, Noto (SR)

In scena domenica 22 agosto 2021

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