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Le Farfalle di Emanuele Aldrovandi

Sul palco, un tappeto rosso. Due sedie rosse. Tre cartonati, rossi. Sfondo nero. Uno schizzo scarlatto tra l’oscurità. Rosso che è simbologia dell’eros ma anche di ira.
Una luce illumina due figure, rosse. Sono due donne, una bionda e una bruna, alte e spigolose, diverse ma uguali. Si tengono per mano e la loro immagine si sovrappone nella mia mente alle due gemelle del capolavoro di Kubrick, Shining.

Sorelle senza nome, sono le protagoniste dello spettacolo Farfalle, regia di Emanuele Aldrovandi, nonché autore del testo, vincitore del premio Hystrio 2015 e nel 2016 del Mario Fratti Award. Ora prima nazionale al Teatro Arena del Sole di Bologna, in una produzione di Associazione Teatrale Autori Vivi, ERT / Teatro Nazionale e Teatro dell’Elfo.

Orfane di madre (per suicidio) e di padre (per incompetenza), le due protagoniste si ritrovano a vivere da sole e a ricoprire, l’una per l’altra, il ruolo di sorella, amica, madre e padre. Inventano un gioco. Un gioco da bambine, per ingannare il tempo di un’infanzia vuota: chi ha indosso la collana con la farfalla può ordinare all’altra di fare qualsiasi cosa.

“Giochi?” “Gioco”

Una comanda, l’altra esegue. Ma si tratta solo di sciocche penitenze e, anche se a volte si esagera -come l’obbligo di farsi un tatuaggio-, alla fine si ride insieme. Poi, però, succede che si diventa grandi.
Aldrovandi riesce a rendere in maniera molto sottile ed estremamente coerente l’evoluzione di questo tacito legame, l’insidia di una forma malata di amore, la metamorfosi da gioco a coercizione. A noi spettatori il pericolo si mostra fin da quando una sorella decide di accettare la proposta del padre di sposare un uomo benestante che non conosce e, essendo il suo turno da farfalla, obbliga l’altra a sostenere la scelta. Ma diventa chiaro anche alle due protagoniste solo alcuni anni più avanti. Adesso, è l’altra a dettare l’obbligo: vuole avere un figlio e la sorella non deve convincerla del contrario, anzi, dovrà farle da madrina. L’altra, allora, risponde: “Così non è più un gioco”.
L’incantesimo si è spezzato. Anzi, è solo mutato. Sono state dettate nuove regole e la posta in gioco si è alzata. Soprattutto dal momento che rifiutarsi di giocare significherebbe spezzare il legame fraterno che le rende inseparabili, significherebbe rinunciare a quella loro diversa e mutila famiglia.
La penitenza si fa ricatto, smania di possedersi, imposizione del volere dell’una sull’altra, surrogato di una forma di autorità genitoriale che non hanno mai vissuto. Anche qui, la finezza di Aldrovandi emerge dai dettagli: la sorella dai capelli biondi racconta del suo primo ragazzo, colui che le disse “si vede che cerchi qualcuno che ti dica cosa fare”. Lei ride, di quel fallimentare tentativo di farsi virile ai suoi occhi, di quelle parole che furono presagio.

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Farfalle, Giorgia Senesi e Bruna Rossi

La parola è, infatti, il vero pilastro di tutto lo spettacolo. Il testo di Aldrovandi è un testo fitto e corposo, da cui prendono vita due figure femminili complesse, raccontate con morbida sensibilità e tagliente ironia. Non a caso, la motivazione del premio Hystrio recita:

«Due personaggi femminili credibili, a tutto tondo, sapientemente tratteggiati con gusto contemporaneo. Ma anche per un realismo un po’ magico che lo trasforma in una curiosa favola nera dove i giochi sono crudeli e la bontà ambigua»

Assistere, oggi, a una messinscena contemporanea colma di dialogo e parole è un evento quanto mai eccezionale. Ma se il testo è il punto di forza di Farfalle, è anche il suo punto debole; forse a causa di una regia ricoperta dallo stesso drammaturgo. E così, la messinscena cede al verboso, stroppia, e non si può tornare indietro come durante un film o con un libro. I silenzi sono pochi – spesso colmati da altre battute – e si è costantemente bombardati da informazioni ed eventi.
Tutto si consuma nella voce, poco è lasciato alla corporeità. Ne è un esempio la scena finale, quando le protagoniste, il cui legame è stato rotto dalle parole “Non gioco”, litigano e lottano fino a causare la morte di una delle due: lo scontro verbale dura lunghi e intensi minuti, quello fisico forse qualche secondo.

Insomma, Aldrovandi dà vita a un testo tragico, comico, intenso e delicato, abitato da due figure femminili altrettanto autentiche. Eppure, uscita da teatro, il mio primo pensiero è che mi sarebbe piaciuto leggere il romanzo.


Farfalle

testo e regia Emanuele Aldrovandi
con Bruna Rossi e Giorgia Senesi
scene e grafiche CMP design
costumi Costanza Maramotti
luci Vincent Longuemare
suoni Riccardo Caspani
movimenti Olimpia Fortuni
design farfalle Laura Cadelo Bertrand
assistente alla regia Valeria Fornoni
responsabile tecnico Luca Serafini
produzione Associazione Teatrale Autori Vivi, Teatro Elfo Puccini, Emilia Romagna Teatro Fondazione
in collaborazione con L’arboreto Teatro Dimora | La Corte Ospitale: Centro di Residenza Emilia-Romagna
in collaborazione con Big Nose Production
con il sostegno di Centro di Residenza della Toscana (CapoTrave/Kilowatt e Armunia)
con il sostengo di Fondazione I Teatri Reggio Emilia

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