Intervista a Marco Quaglia per la rassegna «Teatro a 369 gradi»

Parte oggi, lunedì 22 novembre, la rassegna Teatro a 369 gradi, pedagogia e sperimentazione con i ragazzi di Ostia, curata da 369gradi. Attraverso un denso e ampio programma, che si concluderà il 16 dicembre, l’iniziativa – realizzata con il contributo del Bando Sostegno alla ripartenza delle attività di promozione culturale e animazione territoriale della Regione Lazio e del Ministero della Cultura – si propone di diffondere la cultura teatrale come strumento di lettura e analisi del presente, cercando di avvicinare le giovani generazioni. Il calendario, ricco di laboratori di drammaturgia, incontri preparatori alla visione degli spettacoli con gli stessi protagonisti, e spettacoli di innovazione e sperimentazione, animerà il territorio di Ostia, tra il Teatro del Lido e il Liceo Statale “Anco Marzio”.

Abbiamo intervistato uno degli artisti coinvolti dal progetto: l’attore Marco Quaglia, volto noto al pubblico per i numerosi ruoli interpretati sul piccolo e grande schermo. Apprezzato anche in teatro, prende parte a Teatro a 369 gradi, pedagogia e sperimentazione con i ragazzi di Ostia con due prodotti artistici molto diversi tra loro: il film A Notebook for Winter di Armando Pirozzi, che verrà presentato proprio oggi alle 16:30 presso gli spazi del Liceo Statale “Anco Marzio”, e lo spettacolo Woyzeck!, che andrà in scena domani (23 novembre alle ore 20:00) al Teatro del Lido di Ostia.

Marco Quaglia - Foto di Stefano Patti
Foto di Stefano Patti

All’interno della rassegna Teatro a 369 gradi, pedagogia e sperimentazione con i ragazzi di Ostia sei presente con due progetti; cosa vuol dire per te partecipare alla realizzazione di un programma dedicato alle nuove generazioni delle periferie urbane?

È un tessuto sociale che in qualche modo conosco perché sono cresciuto in provincia ma da allora non ho avuto spesso occasione di confronto. Aspetto quindi questo incontro con curiosità.

Il mediometraggio A Notebook for Winter sarà presentato al pubblico il 22 novembre. Il progetto si è aggiudicato diversi riconoscimenti, sia nella versione teatrale che in quella cinematografica. Quali sono i maggiori punti di forza e gli aspetti più attuali del progetto? Come si inserisce questo prodotto filmico in una rassegna teatrale?

Abbiamo trattato la preparazione per il film come fosse uno spettacolo teatrale e abbiamo fatto le prove per due settimane prima di girare. È interessante quando la scrittura teatrale funziona anche sullo schermo. Questo vale anche per quello che mi muove come attore, la fonte in fondo è la stessa, è solo “lo spazio” che cambia.

Insieme al regista Carmelo Alù, alla coreografa Chiara Taviani e alla drammaturga Letizia Russo, hai lavorato allo spettacolo Woyzeck! Cosa ha significato confrontarsi con l’opera incompiuta di Büchner, un vero e proprio classico della storia otto-novecentesca del teatro occidentale? Quale pensi possa essere la reazione da parte di un pubblico giovanile?

Con Woyzeck! ho capito perché il testo di Büchner è diventato un caposaldo del teatro. Woyzeck siamo tutti noi, riguarda la solitudine dell’uomo contemporaneo.

Il giovane ha un rapporto più immediato con l’immaginazione che ha anche Woyzeck. Woyzeck ha ucciso da giovane quindi la giovinezza è un luogo anche pericoloso prima di trovare un posto nel mondo. Il nostro Woyzeck parla molto alla parte non razionale dello spettatore e abbiamo già visto che spesso i giovani ci si relazionano più dei grandi.

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