Togliatti Mon Amour

Togliatti Mon Amour: mettersi a nudo senza svestirsi

Sabato 20 e domenica 21 novembre presso il Teatro Biblioteca Quarticciolo è andato in scena Togliatti mon amour. Lo spettacolo, protagonista della rassegna Luci sulla Togliatti e inserito nella programmazione del Festival Mauro Rostagno, nasce da uno studio sul mondo della prostituzione in Via Palmiro Togliatti a Roma.

«Togliatti mon amour è la storia di un incontro. L’incontro tra due persone che probabilmente non si sarebbero mai incontrate».

In scena a fianco all’autrice Carlotta Piraino c’è il Furgonaro, pseudonimo di un ragazzone senza volto che, insieme a lei, racconta le dinamiche di un contesto che troppo facilmente si tende a stigmatizzare.

Il modo migliore per affrontare un disagio è tentare di entrare in relazione con esso.

Non è necessario solo individuarlo, bisogna affrontarlo a viso aperto. È così che Carlotta Piraino ha voluto parlare della prostituzione nella periferia di Roma est, trasformando uno studio sul campo in una messinscena cruda, asciutta e senza pregiudizi. Lo spettacolo infatti, evita sia la compassione che lo scontato approccio di denuncia sociale per addentrarsi con coraggio nel contesto di riferimento, riportando fedelmente tutta una serie di testimonianze raccolte dall’autrice stessa.

Delle registrazioni, reperite in chat create appositamente dai clienti per scambiarsi “opinioni” su quale prostituta sia più performante o più accessibile, raccontano di una realtà dove gli insulti razziali e di genere sono un divertimento quotidiano. Un circo del degrado, dove una rissa tra donne è spettacolo e vince chi eiacula di più.

La ‹‹mascolinità idraulica›› è mostrata in tutta la sua volgarità e, nonostante questo, c’è chi sogghigna in platea, scambiando lo squallore con il ridicolo.

La più importante testimonianza però è stata quella del Furgonaro.

Carlotta Piraino e il furgonaro
Carlotta Piraino e il furgonaro PH Claudio Cavallaro

Dopo le prime resistenze iniziali, ha voluto parlare della sua esperienza e delle motivazioni che lo hanno condotto a diventare un cliente abituale del mercato del sesso a pagamento. Il Furgonaro infatti non è un personaggio inventato, né tantomeno una persona reale interpretata da un attore. È lui stesso, sul palco davanti al pubblico. Ha deciso di aprirsi non mostrandosi, forse per la prima volta ha potuto essere sé stesso senza metterci la faccia.

L’autrice-attrice sa che il Furgonaro frequenta abitualmente prostitute con la stessa naturalezza con cui ogni mattina si potrebbe prendere un caffè. Ma forse c’è dell’altro. Decide così di volerlo conoscere, ritrovando una strana intensità in questo confronto. Scopre pian piano che dietro a questa ostentazione di virilità, quest’apparente insensibilità c’è un uomo. Un uomo coi suoi sentimenti e il suo disagio. Nasce in lei la volontà di voler portare in scena questa conoscenza, dare forma teatrale a questo incontro tra due persone così distanti. Glielo propone e lui accetta. Le scene ripercorrono sia i pensieri che i dialoghi tra la Piraino e il Furgonaro.

Fin da piccolo questo ragazzo non riusciva a trovare una soddisfazione personale in quello che faceva. Con l’arrivo del primo motorino il suo desiderio di indipendenza si è tradotto in un desiderio sessuale. L’idea di poter avere una donna facilmente, pagando una cifra modesta, ha coinciso con la sua prima volta. Il senso di appagamento, la sensazione di soddisfare un piacere senza avere una responsabilità hanno poi creato l’abitudine. Un circolo vizioso in cui non si riesce più a vedere sé stessi, dove si elemosinano dieci minuti di sesso o ci si accontenta di qualche chiacchiera preliminare pur di non sentirsi troppo soli. Per il Furgonaro le prostitute lavorano come chiunque altro. Il fatto di vendere il loro corpo le rende degli oggetti ai suoi occhi, sono delle ‹‹scatole per cazzi›› e niente più. Ci si può parlare, ma in maniera distaccata, come si parlerebbe con un barista. Sono pezzi di corpo pronti all’uso, facili da reperire.

Forse è questo che ha reso il Furgonaro così disilluso: l’essere incapace di relazionarsi a una donna normalmente, di intraprendere una possibile relazione con lei. Si sentirebbe a disagio a parlare con una donna del suo passato. Eppure vorrebbe tanto conoscerla. Vorrebbe combattere contro le sue pulsioni, anche se spesso l’automatismo continua a essere più forte della sua volontà. Basta solo una serata per ricadere nel vortice.

Carlotta Piraino
Carlotta Piraino PH Claudio Cavallaro

La relazione tra i due attori si fa sempre più coinvolgente. I due corpi adesso si conoscono. Iniziano a cercarsi e respingersi nello spazio, fino al punto di mimare un atto sessuale meccanico. All’improvviso lei viene tirata su per il vestito fino a rimanere sospesa nel vuoto. Eppure non è lui ad avere il controllo questa volta. È Carlotta Piraino che tiene le redini di questa esperienza e prima del finale regala al pubblico un’interpretazione cruda e sincera di una prostituta. Si è trasformata vestendosi in scena, ha raccolto i capelli, accorciato il vestito, indossato tacchi altissimi. Il portamento, i rifiuti sparsi per terra e una voce da slava creano il resto. Dietro alla sicurezza che mostra questa donna si intravede una fragilità, una speranza in una vita che non è mai riuscita a vivere.  

Lo spettacolo finisce in un abbraccio. I due attori mascherati si inchinano al pubblico.

Chissà se un giorno anche il Furgonaro riuscirà a calare la sua maschera; non essendo più soltanto “Il Furgonaro”, ma un ragazzo come gli altri, che vive liberamente la sua sessualità. Rimane negli occhi la scena iniziale, quando sullo sfondo è stato proiettato un video in cui si vedono delle ragazze svestite per strada. Sostano in mezzo all’immondizia, mentre alcune macchine si accostano a loro in penombra.

«Schifo, schifo, schifo» continua a ripetere l’attrice inveendo contro lo schermo. In realtà gli insulti non sono diretti alle ragazze e nemmeno agli avventori che le avvicinano. Lo schifo è evitare un problema nonostante esso sia davanti ai nostri occhi tutti i giorni. Lo schifo è inquadrare qualcuno senza averci mai parlato. Lo schifo sono le risate degli uomini, sparse qua e là per la sala, in momenti in cui non c’era proprio niente da ridere. Lo schifo vero è giudicare senza conoscere.


Nell’ambito della Rassegna Luci sulla Togliatti in collaborazione con Festival Mauro Rostagno e Fortezza Est 

Sabato 20 novembre ore 21.00
Domenica 21 novembre ore 17.00 | Teatro Biblioteca Quarticciolo
Togliatti Mon Amour 
di Carlotta Piraino
con Carlotta Piraino e Furgonaro
regia e disegno luci Carlotta Piraino
disegno audio Massimo Di Rollo
movimento scenico Lisa Rosamilia
video Marco Rizzari e Daniele Casolino
grafiche Beatrice Novelli
progetto fotografico Pietro Guglielmino

Selezione Visionari Kilowatt Festival 2021

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