Piazza degli Eroi

Piazza degli Eroi: tra storia e attualità

Il 19 gennaio al Teatro Argentina di Roma va in scena il dramma di Thomas Bernhard, Piazza degli Eroi, con la regia di Roberto Andò.

Lo spettacolo inizia con la comunicazione di una notizia: Il Professor Schuster si è suicidato. Successivamente, le governanti e la famiglia Schuster raccontano alcune vicende, con l’intento di far capire agli spettatori, per quale motivo il Professore ha compiuto quel terribile atto.

Il sipario si apre presentandoci due cameriere che lavorano nella casa del Professor Schuster, situata a Vienna, precisamente in Piazza degli Eroi, che dal 1938 assume un ruolo significativo, in quanto Hitler dichiara l’Anschluss.

Il signor Schuster si è suicidato, e le due cameriere stanno stirando i suoi vestiti, sistemandoli negli scatoloni indirizzati a Oxford.

In disparte, accanto al pianoforte, vediamo un uomo che non parlerà mai, ma accompagnerà tutto lo spettacolo con la sua musica. Probabilmente si tratta della figura fantasma del Professor Schuster.

Si chiude il sipario e, alla sua riapertura, la scena è cambiata.

Questa volta vediamo le due figlie del Professore con lo zio Robert.

Terminato il funerale, i tre si siedono su una panchina e cominciano a chiacchierare. Robert, al contrario del fratello, non si chiude nel silenzio suicidandosi, ma comincia a parlare alle sue nipoti dell’assurdità del mondo in cui viviamo, e di come esso non possa essere salvato.

Robert esprime un pensiero critico sulla politica, ricreando un discorso adattabile a qualsiasi periodo storico. Lui ci parla di un’Austria, ma più in generale di un’Europa ancora fortemente segnata e scossa dagli eventi della Seconda guerra mondiale.

Con il terzo atto, la scena si sposta nella sala da pranzo di casa Schuster, prima di lasciarla definitivamente ai nuovi acquirenti. Tra tutti i membri della famiglia che siedono al tavolo, di vitale importanza è la vedova Schuster, nella quale, da quel 1938, riecheggiano le urla della folla in Piazza degli Eroi, la voce di Hitler e la fine di un’Austria libera.

Da quel giorno la donna non ha più trovato pace.

Il culmine della drammaticità risiede proprio qui, in questo momento: le urla invadono la sua testa mentre tutti gli altri continuano a chiacchierare con spensieratezza, fino a quando la povera vedova malata batte la testa sul tavolo e zittisce tutti.

Il sipario si chiude e il pubblico dell’Argentina applaude con grande entusiasmo, al fronte di un testo senza precedenti e di una capacità attoriale eccellente.

Il testo in questione, pur non essendo ambientato ai giorni nostri, è invece perfettamente adattabile. Le idee di cui parla Bernhard con la voce di Robert sono purtroppo ancora fortemente radicate nella società odierna. Probabilmente non riusciremo mai a mettere fine alle ingiustizie, a essere una società meno razzista e violenta.

Sradicare la cattiveria dall’uomo risulta ancora oggi troppo difficile e per quanto la tecnologia ci possa portare troppo avanti, noi come uomini rimarremo sempre troppo indietro.

Crediti

di Thomas Bernhard
traduzione Roberto Menin
regia Roberto Andò
aiuto regia Luca Bargagna
con Renato Carpentieri, Imma Villa, Betti Pedrazzi, Silvia Ajelli, Paolo Cresta, Francesca Cutolo, Stefano Jotti, Valeria Luchetti, Vincenzo Pasquariello, Enzo Salomone
costumi Daniela Cernigliaro
foto di scena Lia Pasqualino

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