Provini LA METAMORFOSI Foto di scena Claudia Pajewski

La Metamorfosi: consumarsi e non rinascere

Immondo. Qualcuno che contamina, non adatto a vivere nel mondo, non può esistere tra ciò che è socialmente accettabile. Provoca disgusto e ribrezzo: un parassita.
Un giorno, Gregor Samsa, diventa uno scarafaggio. La sua voce inizia a cambiare, il suo corpo diventa largo e appiattito, non gli consente di muoversi come un essere umano. Scoordinato, ripugnante e impossibilitato a parlare si ritrova in un terribile incubo dominato dall’assurdo. Gregor è un commesso viaggiatore, vive con i suoi genitori e sua sorella, dedito completamente al lavoro per mantenere la sua famiglia e ripagare i debiti del padre. Il suo senso del dovere e della responsabilità prevalgono terribilmente sui suoi pensieri e sulle sue ambizioni personali, tanto che, a detta di sua madre, a cena legge il giornale informandosi sugli orari dei treni. Una situazione così grottesca provoca una reazione altrettanto tale nella mente di Gregor: come farà a svegliarsi per prendere il treno? Il fatto che lui sia diventato uno scarafaggio si adatta presto alla sua routine quotidiana: il suo malessere non è direttamente legato al fatto che non sia più una persona, bensì il reale problema che si pone è come andare a lavoro.
Uno scarafaggio, abita principalmente seminterrati e luoghi oscuri. Simile si presenta la camera da letto di Gregor: macchie nere di umidità, poco illuminata, un quadro dove, a volte, si presenta una donna dipinta da lui. La scenografia mobile di Massimo Troncanetti, si articola tra il salotto abitato dal resto della famiglia e la camera da letto di Gregor: si divide tra il vivibile e l’invivibile.
Michelangelo Dalisi rende perfettamente i piccoli movimenti insidiosi di uno scarafaggio conducendo il suo corpo a coreografie strambe, aggrappandosi sui muri e strisciando sul pavimento. Nonostante Gregor sia diventato un “rifiuto dell’umanità”, rimane comunque un essere umano con il suo dolore, le sue pulsioni e i suoi pensieri. Esprime l’inesprimibile facendoci navigare su oceani di riflessioni sulla sua vita, sui suoi rapporti e sulla sua inadeguatezza. L’alienazione dell’esistenza sboccia lentamente come un fiore malato che fa crescere le sue radici nell’anima di Gregor: oppressione e incapacità di reagire.
Privi di empatia e materialisti si dimostrano i genitori, non riescono a scorgere ciò che vi è dietro quell’ammasso di inutilità: pensano in maniera concreta come fare per mantenere la famiglia, architettano piani, stravolgono in preda all’ira la loro quotidianità: affittano persino la casa a dei pensionanti. Non entreranno mai in quella stanza “inquietante”, solamente la sorella si preoccuperà di sfamarlo ogni giorno; fin quando, anche in lei, si consumerà quel sentimento d’affetto fraterno. Gradualmente, Gregor viene logorato dalla sua stessa esistenza, dalla sua famiglia viene considerato un ostacolo al processo di vita, così la sua esistenza viene totalmente cancellata finendo in un vuoto angosciante e agghiacciante.
Tutto si trasforma in schiavitù dell’essere, Samsa viene imprigionato nel rifiuto dell’umanità dove nulla è concesso, solo strisciare verso un isolamento relazionale e affettivo. Questa è la metamorfosi: nasciamo per poi consumarci.

Crediti

La metamorfosi di Franz Kafka
Mondadori Libri, traduzione di Ervino Pocar
adattamento e regia Giorgio Barberio Corsetti
con Michelangelo Dalisi, Roberto Rustioni, Sara Putignano / Gea Martire
Anna Chiara Colombo, Giovanni Prosperi, Francesca Astrei, Dario Caccuri
vocal coaching e musiche Massimo Sigillò Massara
scene Massimo Troncanetti
costumi Francesco Esposito
luci Marco Giusti
assistente alla regia Tommaso Capodanno
foto di scena Claudia Pajewski
Produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale

1 commento

  1. Coglie in pieno, la straordinaria recensione della Giovane Silvia stendardi, il senso della rilettura della Metamorfosi di Franz kafka, del bravissimo regista Giorgio Barberio Corsetti, che ci propone, il pratagonista Gregor nella più profonda depressione e alienazione sociale.
    Gregor rinuncia a se stesso e come si evince, molto agevolmente dalla recensione di Silvia, la causa di questa rinuncia è l’accettazione da parte dello stesso Gregor di un lavoro subordinato, che per svolgere, è costretto ad accettare regole massacranti, gerarchicamente ridicole. Tutto ciò porterà Gregor e tutti noi, con lui, ad un definitivo annullamento.
    Grazie Silvia
    Vincenzo nardelli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.