La pazza di Chaillot © Simone Di Luca

La pazza di Chaillot e il suo surreale realismo

Il riadattamento teatrale di Letizia Russo del testo La pazza di Chaillot dello scrittore e commediografo francese Jean Giraudoux, è andato in scena al Teatro San Ferdinando di Napoli dal 15 al 20 marzo con la regia di Franco Però.

Fa rabbrividire la coincidenza dei contesti storici e sociali che accomunano la necessità e la volontà dello scrittore francese, che scrisse questo romanzo nel 1943 durante l’occupazione tedesca e i tragici accadimenti a cui stiamo assistendo con sgomento in questi giorni con la guerra in Ucraina. 

La pazza di Chaillot è una fiaba noir, un mondo poetico nutrito di fantasia che richiama all’ingenuità infantile. Grazie alle scene di Domenico Franchi si crea un’atmosfera onirica e surreale, che ricorda un quadro del pittore Marc Chagall. Oggettivo è l’uso e la varietà dei colori presenti, anche mescolati tra loro, nelle scene come nei costumi, che generano una sensazione di freschezza e allegria.
È in questo arcobaleno scenico che si muovono due mondi opposti: i buoni e i cattivi.

Tredici attori diventano i personaggi di questo spettacolo, in una cornice che permette a tutti di far emergere le proprie caratteristiche.

La storia è ambientata in un piccolo quartiere della Francia, Chaillot per l’appunto, in cui vivono personaggi folli e bizzarri, completamente scollegati dalla “realtà e crudeltà” del mondo. La protagonista è Aurelie, interpretata da Manuela Mandracchia, una contessa conosciuta da tutti come la pazza di Chaillot, che ammalia i suoi compagni con discorsi positivi sulla gioia della vita, quella delle piccole cose che in realtà sono le più preziose e le più grandi. È stata abbandonata dal suo grande amore ma nonostante la sofferenza e il vuoto di questa assenza, continua a vivere con energia e dignità la sua esistenza.

Tutti i personaggi del quartiere rappresentano la sfera dell’umiltà e dell’ingenuità, quelle virtù che appartengono alla gente che potremmo definire “normale-comune”, che vive giorno dopo giorno guadagnandosi il necessario onestamente, e creando rapporti sinceri e concreti tra loro. Proprio questa unione sarà la loro forza, nella decisione di voler combattere i cattivi uomini d’affari.

Tre grigi e spregiudicati businessman, senza pietà e senza rispetto, alla ricerca insaziabile del potere e del denaro si ritrovano per caso nel bar di questo quartiere confabulando i loro piani economici e finanziari, raccontandosi reciprocamente e con fierezza gli atti vili che avevano garantito il successo raggiunto. Al tavolo accanto, un altro uomo grigio, silenzioso e affascinante, la cui presenza non passa inosservata. Presto il trio diventa un quartetto, uniti dal sodalizio del denaro e con il piano di estrarre il petrolio dal sottosuolo di Chaillot e non farne restare traccia.

Così inizia quella che è anche una grottesca lotta, tipica dello stile noir, tra queste due fazioni alla conquista di Chaillot. I cittadini scoprono la crudeltà del progresso, non quello positivo che permette di migliorare gli esseri viventi e la natura, ma quello distruttivo, senza filtro, dove un prato diventa cemento e un fiore una probabile banconota. La distruzione dell’ambiente è la denuncia di questo spettacolo, attuale e profondamente vera, dato il mondo che abbiamo ricevuto in eredità e che stiamo contribuendo tutti, nessuno escluso, a distruggere secondo dopo secondo.

L’amore per la natura diventa anche necessità di amare e di lasciarsi amare, in un sodalizio di pace e serenità.  La lotta fra classi di questo spettacolo diventa metafora di una triste verità: l’impotenza della gente comune dinanzi al Potere, che è anche quello che stiamo vivendo in questi giorni con la guerra tra Russia e Ucraina.

Impotenza che però non deve diventare indifferenza, per nessuna ragione, anzi è doveroso mostrare solidarietà e protezione nei confronti di chi sta lottando per vivere e per riacquistare la Libertà, che è il nettare della vita.

Ad accogliere il pubblico del Teatro San Ferdinando di Napoli una gigantesca bandiera della Pace illuminata dai lampioni dell’entrata che le donano un tocco di purezza. Come anche intenso e riflessivo il momento prima dell’inizio dello spettacolo, in cui si sente il suono delle sirene antiaeree e un disco con una voce registrata che ci ricorda la fortuna di star vivendo dalla “parte giusta” e la vicinanza che il mondo dello spettacolo italiano ha verso l’Ucraina. Non bisogna mai chiudere gli occhi verso la realtà, ma non bisogna neanche perdere la speranza.

LA PAZZA DI CHAILLOT

di Jean Giraudoux
adattamento Letizia Russo
regia Franco Però
con Manuela Mandracchia, Giovanni Crippa e con Giulio Cancelli, Evelyn Famà, Emanuele Fortunati, Ester Galazzi, Mauro Malinverno, Riccardo Maranzana, Francesco Migliaccio, Jacopo Morra, Zoe Pernici, Miriam Podgornik, Davide Rossi
scene Domenico Franchi
costumi Andrea Viotti
luci Pasquale Mari
musiche Antonio Di Pofi
foto di scena Simone De Luca
produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia

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