“Teoria della classe disagiata”: la disfatta degli intellettuali

È il 13 ottobre 2022 e siamo sull’orlo del collasso. Anche nel 2017 – quando Raffaele Alberto Ventura pubblicò Teoria della classe disagiata, il libro che ha dato anima a questo spettacolo – stavamo nuotando con l’acqua alla gola. Ma se ci pensiamo bene la Crisi, quella che più CHE una fase ci sembra un lento declino, non è malattia caratterizzante dell’uomo contemporaneo: è un flagello che ci opprime un po’ da sempre e al quale ogni generazione risponde trovando il proprio nemico, combattendo la propria battaglia che inesorabilmente sfuma. Ecco che il nostro autore ci parla di classe – e non di epoca, non di generazione – perché è un ciclo che accomuna tutti. 

Giacomo Lilliù – regista e interprete – porta in scena al Teatro Basilica di Roma una rielaborazione del testo realizzata da Sonia Antinori calcando il palco con Matteo Principi. I due attori si materializzano in scena come ologrammi comparendo da dei teli per proiezioni, unica scenografia presente sul palco spoglio. Nell’animazione di inizio spettacolo uno stormo di dodo precipita dal cielo. Il mitico uccello ormai estinto è qui preludio e ammonizione della fine di una classe lavoratrice troppo intellettuale. Siamo giunti al paradosso: se per secoli abbiamo utopizzato una classe di lavoratori con un elevato livello di istruzione, ora, che in parte l’abbiamo raggiunta, le affibbiamo la colpa del nostro malessere esistenziale. 

La drammaturgia è focosa, in grado di ridicolizzare tutte quelle frasi piene di retorica che piacciono tanto a noi intellettuali. La cultura non è più né un diritto né un privilegio, non è più sinistra o destra ma è un punto di partenza. Che cosa può offrire però un mondo marcio a una schiera di sognatori? A una classe emergente conscia del proprio potenziale, che vuole spingersi al limite? Perché la classe disagiata altro non è che quella classe troppo ricca per rinunciare alle proprie aspirazioni ma, allo stesso tempo, troppo povera per poterle realizzare.

“Teoria della classe disagiata” – PH. Claudio Penna

E cosa rimane al Teatro, arte da sempre designata agli intellettuali? Due uomini, appartenenti alla stessa classe sociale che denunciano, che provano a fare appello alla coscienza di spettatori anch’essi membri della stessa classe. Lilliù e Principi diventano ragione e sentimento in questo dramma borghese e ci chiedono più e più volte di riconoscerci comunità, di essere solidali perché altro veramente non si può fare. Il loro è uno spettacolo meta-teatrale che guarda innanzitutto alla propria condizione e che, per questo, risulta particolarmente coinvolgente. 

L’adattamento realizzato da Antinori inverte l’ordine delle tematiche affrontate nel libro da Ventura che vengono presentate come prove attoriali a sé stanti. Si va da monologhi a improvvisazioni a finti esercizi di studio teatrale, alcuni decisamente più riusciti di altri. Lilliù e Principi però si destreggiano bene in ogni scena e sanno come coinvolgere il pubblico. Ci lasciano con la consapevolezza di essere gli artefici del nostro stesso destino e in un certo senso ci liberano dal fardello di combattere una guerra contro un nemico inesistente. 

Alla fine l’avvertimento è chiaro: la classe consumatrice finirà per essere lei stessa consumata; quello che dobbiamo chiederci è solamente se siamo pronti a lasciarci trasportare dal devastante flusso degli eventi o crediamo ancora di poter cambiare qualcosa.    

“Teoria della classe disagiata” – PH. Giulia Coralli

 

TEORIA DELLA CLASSE DISAGIATA

di Sonia Antinori

dal saggio di Raffaele Alberto Ventura (editore Minimum Fax)

interpreti Giacomo Lilliù, Matteo Principi

regia Giacomo Lilliù

drammaturgia Sonia Antinori

video Giulia Coralli, Matteo Lorenzini, Piergiovanni Turco

sound design Aspect Ratio

scene Lodovico Gennaro

costumi Stefania Cempini

luci Angelo Cioci

Produzione MALTE & Collettivo ØNAR / Marche Teatro

in collaborazione con AMAT, Comune di Pesaro

con il sostegno di MiC, Regione Marche

con il supporto di Loop Live Club

selezione Festival CrashTest 2020

crediti fotografici Giulia Coralli e Claudio Penna

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