Vestiti della vostra pelle_intervista a Camila Urbano e Natalìa Parrini

Intervista a cura di Lavinia Colanzi, Carlotta De Casoli e Sara D’Alessandro del #NottoLab

Natàlia Parrini e Camila Urbano andranno in scena, il 19 dicembre alle 21:00, presso il Teatro Palladium di Roma (si può consultare il programma qui), con una rivisitazione “comica” della celebre tragedia di Euripide: Medea. Questo primo studio, intitolato MEDEA. Esperimento straniero, dribbla la morale e col sorriso invita a una riflessione attenta sulla percezione degli immigrati nel nostro Paese, fotografando un’Italia incapace di distaccarsi dallo stereotipo del Brasile come terra di caffè, samba, sesso e calcio o più in generale un tronfio Far West, che non si è ancora accorto di essere stato gabbato dal nuovo assetto geopolitico dell’era post-globalizzazione, nel quale le donne, specie se ai margini, faticano ad affrancarsi nonostante il progresso.

Davvero un piacere aver potuto assistere alle prove al Nuovo Teatro Ateneo grazie a Vestiti della vostra pelle, il percorso di residenze didattiche a cura di Andrea Cosentino fiorito all’interno del progetto Sapienza Per un teatro necessario di cui il Professor Guido Di Palma in collaborazione con Sapienza CREA-Nuovo Teatro Ateneo, Università di Roma Sapienza e Fondazione Teatro Palladium dell’Università di Roma Tre e PERIFERIE ARTISTICHE Centro di Residenza della Regione Lazio – Settimo Cielo di Arsoli, è stato promotore.

Un matrimonio non solo artistico quello tra il dramaturg Bruno Barbosa e la giovane Urbano, che insieme a Parrini ritagliano del tempo per rispondere alle nostre domande.

Raccontateci un po’ di voi. Qual è la vostra storia?

C. U. Io e Bruno siamo sposati, siamo venuti in Italia insieme per frequentare il corso di laurea magistrale di “Cinema, Teatro, Danza e Arti Digitali”. Io e Natalìa siamo attrici e Bruno è regista, in Brasile lavoravamo già nel teatro. Quella di migrare e lasciare il proprio paese è sempre un’esperienza dolorosa, equivale a perdere il passato e quindi a perdere sé stessi. Questo spettacolo nasce come risposta al nostro smarrimento, nasce dalla necessità di ricominciare a costruire un nuovo futuro.

Come mai avete scelto di confrontarvi con un classico come Medea?

N. P. Per me esistere significa resistere e la mia resistenza è sempre stata nel teatro, un luogo che mi ha sempre dato l’opportunità di di poter portare in scena me stessa, quello che ho dentro, le paure, i bisogni, i desideri, attraverso le storie di altre persone. La protagonista della tragedia di Euripide è una immigrata, anche Giasone lo è, questo è il principale punto di contatto che noi abbiamo con i due personaggi dell’opera, per questo il titolo è MEDEA Esperimento straniero. Ma nel testo affrontiamo anche altri temi che ci coinvolgono in prima persona: la condizione della donna, il tema della maternità, il tema della percezione stereotipata che l’occidente europeo ha nei confronti del “terzo mondo”, il tema della responsabilità individuale e sicuramente il tema del potere. Per noi l’obbiettivo di questo studio che speriamo diventi uno spettacolo compiuto, però, non è quello di mostrare una morale ma piuttosto invitare alla riflessione collettiva.

Cosa vi ha spinto a partecipare al progetto di residenze didattiche?

C. U. Prima di tutto per noi che siamo stranieri avere la possibilità di uno spazio per lavorare su un progetto nostro è proprio un regalo. Fare teatro è sempre difficile, in Brasile, in Italia e penso anche in altri paesi. Non è facile trovare il modo di lavorare in gruppo, servono tante persone per fare il teatro, serve confrontarsi, condividere, imparare, raccogliere energia. Per questo le residenze sono state per noi una vera occasione.

N. P. La possibilità di condividere questo lavoro con Andrea Cosentino che ha un modo e un linguaggio che sentiamo vicino a noi, usufruire degli spazi del Nuovo Teatro Ateneo della Sapienza, tutto questo per noi è una possibilità di apprendere, scoprire, scambiare, cercare questo Teatro che facciamo, che è tanto caro a tutti noi.

Medea
Esperimento Straniero

Di e con: Natália Parrini e Camila Urbano
Dramaturg e Aiuto Regia: Bruno Barbosa
Assistenti Tecnici: Alessia Giglio e Niloufar Davari
Traduzione: Franscesco Recchiuti

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