Michela Lucenti | Balletto civile al Palladium per Orbita Spellbound: figli orfani di vecchi padri

Il 10 gennaio 2023 al Teatro Palladium di Roma si è aperta la stagione di danza contemporanea Diafanie. Materia e luce a passo di danza, realizzata da Orbita Spellbound, Centro Nazionale di Produzione della Danza.

Ad aprire le danze è uno degli ultimi spettacoli di Michela Lucenti e Balletto Civile, tratto da Re Lear di Shakespeare, Nothing. Nel nome del padre, del figlio e della libertà.

Non appena entrato in sala lo spettatore è attratto dal bosco bianco che delicatamente invade il palcoscenico. Le fronde degli alberi e la luna sono estremamente minimali e per questo molto suggestivi.

Questa scena permane per tutto lo spettacolo, i danzatori e gli attori vi si muovono all’interno e la plasmano in base alle esigenze drammaturgiche: è così che le fronde secche e bianche degli alberi si fanno luogo di confronto, campo di battaglia, nascondiglio e remoto anfratto in cui lasciare il re al suo delirio.

La coreografa e danzatrice Michela Lucenti – ideatrice e interprete dello spettacolo – con Balletto Civile porta in scena il peso dell’eredità dei padri, la necessità di affermare la propria identità, anche a scapito di chi ci sta intorno.

La crisi che si innesca quando il re abdica è irreversibile, se coloro che dovrebbero sostituirlo sono parricidi e fratricidi. L’immagine di questa crisi è trasmessa allo spettatore per mezzo di una danza spigolosa, energica, ma raggelante che percorre l’io dalla testa ai piedi. I movimenti in assolo, in coppia o in gruppo, si propongono come elemento rigenerante che si staglia nel bianco della scenografia, estensione dell’io.

Il già eterno Re Lear shakesperiano, passando per il testo Re Lear: padri, figli, eredi di Massimo Cacciari, da cui lo spettacolo prende liberamente spunto, si presenta al pubblico rigenerato e attuale più che mai. Il delirio e la tempesta, molto presenti nel testo shakesperiano di partenza, sono solo suggeriti in favore di una drammaturgia tutta concentrata sul rapporto intragenerazionale.

La commistione tra danza e teatro si traduce in un continuo scambio di ruoli tra attori e danzatori, parola e gesto, là dove gli attori si trovano a compiere intricate coreografie e i danzatori a parlare sulla scena.

Il volgare e il sublime, l’alto e il basso si fondono e si amalgamano in uno spettacolo organico e fluido. Lo spettatore è catapultato dolcemente da momenti di forte introspezione e tenerezza a taglienti momenti di ironia e giocondità. Il vecchio Re Lear è un uomo stanco e solo, poiché superficiale e incapace di empatia. È un Re Lear ridicolizzato dal folle, un peso di cui qualcuno deve pur occuparsi, e se s’ha da fare, meglio farlo con una risata.

Alla fine dello spettacolo, Re Lear, divenuto albero per diversi istanti, riemerge come uomo nuovo. O è ancora lo stesso vecchio padre? A noi la risposta.

Siamo nel pieno di una crisi identitaria innescata dal vecchio e stantio sistema dei padri che ha plasmato le aspettative e le identità dei figli. È un viaggio alla ricerca di sé stessi e verso la nascita di una società nuova.

Nothing è di una dolcezza travolgente, musica e danza ipnotizzano; eppure, sberle, dal suono di una risata, portano la platea a riflettere sugli attuali conflitti generazionali.

Regia e coreografia: Michela Lucenti

Foto di Donato Acquaro

Nothing. Nel nome del padre, del figlio e della libertà

Drammaturgia: Balletto Civile

Creato e interpretato da: Attilio Caffarena, Maurizio Camilli, Loris De Luna, Maurizio Lucenti, Michela Lucenti, Alessandro Pallecchi, Matteo Principi, Emanuela Serra, Giulia Spattini

Assistente alla creazione: Ambra Chiarello

Disegno sonoro: Guido Affini

Luci: Stefano Mazzanti

Assistente alle luci: Chiara Calfa

Scene e costumi: Alessandro Ratti/Balletto Civile

Una produzione: Balletto Civile – Estate Teatrale Veronese / Comune di Verona In collaborazione con Teatro degli Impavidi(Sarzana) Dialoghi/Residenze delle Arti Performative Villa Manin Codroipo

Con il sostegno di: MIC / Ministero della Cultura

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