Creato su invito di Tiago Rodrigues, che ha chiesto a diversi artisti di ideare opere rappresentabili senza infrastrutture sceniche complesse, La Lettre di Milo Rau si colloca in un progetto di teatro popolare, pensato per raggiungere pubblici e spazi non convenzionali – sale civiche, piazze, luoghi di comunità. È una sfida che coincide con l’urgenza più autentica di Rau: rendere il teatro accessibile a tutti, riportarlo a una dimensione di incontro vivo, essenziale, collettivo.
Prosegue al Teatro Vascello la collaborazione tra il regista svizzero e Romaeuropa Festival. La radicale semplicità della messinscena – un tavolo, tre bandiere, poche sedie, il disegno luci ridotto a un piazzato – diventa una dichiarazione di poetica. Ciò che conta davvero, nello spettacolo, è la relazione: i toni sono infatti quelli di una stand-up comedy di alto livello, condotta dagli interpreti con ironia e intelligenza. Il coinvolgimento del pubblico è diretto: tre o quattro spettatori vengono chiamati a partecipare, intervenendo con piccole battute o azioni sul palco, dissolvendo la distanza tra scena e platea.
Sul piano drammaturgico, La Lettre intreccia materiali di diversa provenienza. Da un lato c’è Arne, che sogna di mettere in scena Il gabbiano di Čechov; dall’altro Olga, che porta la memoria della propria famiglia camerunense e réunionnaise. La figura della nonna, affetta da schizofrenia e morta in un incendio, si riflette in quella di Giovanna d’Arco, altra donna la cui peripezia è segnata da “voci” che solo lei ode, e da un rogo. Le due vicende si specchiano e si contaminano, rivelando una struttura narrativa articolata in più livelli, tipica del lavoro di Rau: la grande Storia, la storia del teatro e della letteratura teatrale, e la biografia personale degli attori in scena.
La scrittura nasce da un lungo processo collettivo, condotto a partire da domande condivise sul rapporto con il teatro e con le proprie ossessioni. «Partire dal nulla» – dice Rau – è la sola regola: costruire insieme un racconto che meriti di essere condiviso. Non bastano la bellezza della lingua o la bravura tecnica; occorre affrontare i grandi temi che abitano le zone d’ombra delle nostre vite – conflitti, morte, assenza, amore.
Ne risulta un esperimento comunitario, più che una pièce: una rappresentazione che racconta se stessa, un rogo, una lettera, un atto di passaggio. Lo spettacolo procede per quadri, alternando confessione e finzione, leggerezza e ferita. Non mancano piccole incongruenze: la presenza di una scala in proscenio, che tuttavia resta inutilizzata, distrae; qualche passaggio drammaturgico rimane sospeso; la realizzazione di una “vera” telefonata in scena si rivela non del tutto efficace.
La prima nazionale del 9 ottobre 2025 si è conclusa con un incontro con il regista, condotto da Julia Draganović (curatrice e direttrice dell’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo). Al centro del dialogo, oltre alla lettera che apre lo spettacolo, un’altra lettera, quella che Rau ha rivolto ai suoi “amici e amiche nei teatri italiani”, pubblicata su Gli Stati Generali il 4 ottobre 2025: un appello a «resistere ora», restituendo al teatro il suo valore politico e umano, la capacità di costruire – ogni volta, dal nulla – una comunità provvisoria.

LA LETTRE
Con: Olga Mouak e Arne De Tremerie
Regia: Milo Rau
Testo: Milo Rau & Compagnia
Scene, luci e costumi: Milo Rau e Giacomo Bisordi
Oggetti di scena: Milo Rau, Giacomo Bisordi e Julie Louvain

