Un’imbarcazione costruita come una capanna con assi e tulle bianco – è casa, è tana per il capitano blu elettrico e il suo secondo vestito in giallo –, boe sparse sul palcoscenico a evocare il mare, palle di gomma agli estremi del proscenio come simbolo di pianeti lontani che saranno visitati quando la barca diventerà navicella spaziale. All’inizio tutto è avvolto dal silenzio: l’ultima boccata d’aria prima di un’immersione in un flusso di parole che trovano nell’umorismo la chiave per far riflettere sulla realtà. Così il nuovo spettacolo di Antonio Rezza, Metadietro, sembra una rete in cui lo spettatore cerca di districarsi tra riso, fastidio, attonimento per collegare, attraverso fili invisibili, ciò che vede e ascolta con ciò che lo attenderà fuori dal teatro alla prima notizia dal mondo.
Le morti delle persone in mare diventano solo numeri, conti con cui Rezza, portatore dell’atteggiamento di chi è al potere, cerca di infinocchiare lo spettatore distraendolo da una questione essenziale: sono esseri umani, sono come noi. La rottura della quarta parete diventa funzionale per un’interazione a senso unico – indottrinamento – che lui sottopone a chi è in platea; una volta è lo stesso pubblico a sfociare sul palcoscenico per rappresentare i russi, gli ucraini – richiamati anche nei colori degli abiti degli attori –, i gazawi, i curdi, cioè la russofobia come pretesto per ledere i diritti, l’aggressione all’Ucraina, gli stermini in Medio Oriente. Il capitano poi approfitta della sua condizione di forza per stuprare i corpi dei marinai che non possono difendersi, tra cui c’è anche suo figlio – una storia troppo volte sentita al bordo della nave che chiamiamo società –. Questo comandante è costretto successivamente a fare il cameriere a causa dei tagli alla cultura. C’è un richiamo all’ambientalismo d’apparenza evocato dall’immagine delle bustine biodegradabili con dentro gli escrementi dei cani abbandonate sui marciapiedi; la bandiera a strisce su cui ci si pulisce i piedi – fu democrazia –; un casco di vetro indossato dal capitano da cui escono dei cavi: è la tecnologia che permea le esistenze umane e che annichilisce il cervello, la sua facoltà di pensare. Ciò è espresso anche dall’altro personaggio, il secondo sia sulla barca che sull’astronave, che sta spesso dietro al comandante con un cannocchiale in mano che non riesce a usare: non vede oltre il corpo ingigantito del suo superiore che gli occlude l’orizzonte, la prospettiva, la verità; non è la sola tecnologia ad annichilire ma anche la propaganda e la conseguente idolatria.
Lo spettacolo finisce e la confusione persiste, ma è nei giorni successivi che i vari nodi della rete vengono al pettine per essere sciolti.
Visto al Teatro Vascello di Roma
METADIETRO
di Flavia Mastrella Antonio Rezza
con Antonio Rezza e Daniele Cavaioli
assistente alla creazione Massimo Camilli
luci e tecnica Alice Mollica
voci fuori campo Noemi Pirastru e Mauro Ranucci
montaggio traccia sonora Barbara Faonio
mix traccia sonora Stefano Falcone
macchinista Eughenij Razzeca
organizzazione generale Tamara Viola, Stefania Saltarelli
una produzione La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello – Rezza Mastrella

