Dal 20 al 25 gennaio, Peppe Barra e Lalla
Esposito hanno portato in scena al Sala Umberto di Roma Bubù Babà Bebè. Un viaggio nella storia del teatro partenopeo, diretto da Lamberto Lambertini, in cui la protagonista principale è la musica.
“Bubù, Babà, Bebè.”: è con queste parole che Lalla Esposito fa il suo ingresso sul proscenio, intonando l’omonima canzone di Rodolfo De Angelis, cantautore e drammaturgo futurista nella Napoli degli
anni ’30. “Felicissima sera a tutte ‘sti signur ncravattat, e a chesta cummitiva accussì allera”, continua, sulle note de O’ Zappatore di Libero Bovio. Immediatamente, il pubblico viene coinvolto nel gioco scenico, basato sul ritmo tipico di uno spettacolo di varietà:
parole e musica, brani cantati e recitativo si mischiano, accompagnati dalla piccola orchestra dal vivo, formata da clarinetto, mandolino, violino e pianoforte.
Si apre il sipario, e Peppe Barra esordisce con il primo di vari intermezzi recitati, ora più leggeri, ora più drammatici, che fanno da filo conduttore alle canzoni. Da un estratto di Filumena Marturano, ai racconti popolari riguardanti le figure della Bella ‘Mbriana e de
O’ Munaciello – spiriti protettori della casa –, e ancora da brani quali Bammnella di Raffaele Viviani, alla frizzante Preferisco il Novecento, il ritorno alla tradizione accompagna il pubblico in un viaggio della Napoli del Novecento, ripercorrendo le orme di autori come Roberto De Simone e la sua NCCP (Nuova Compagnia di Canto Popolare).
Lo stesso Peppe Barra è stato infatti per molti anni membro della NCCP, prendendo parte a spettacoli quali La Gatta Cenerentola o La
Cantata dei Pastori, basati su un lavoro di analisi e di riscoperta di testi, opere, canti della tradizione popolare partenopea.
Nella regia di Lamberto Lambertini, il pubblico viene continuamente coinvolto nella messa in scena, rispondendo, sorridendo, dunque
partecipando attivamente e integrando i brani e le brevi gag recitate dai due unici protagonisti Barra ed Esposito, nelle quali non mancano di tanto in tanto sottili riferimenti all’attualità. La stessa Lalla Esposito fluttua
con naturalezza dal palco, al proscenio, fino alla “buca” dell’orchestra, eliminando anche fisicamente la quarta parete, amplificando lo stile del varietà novecentesco, nel quale il rapporto diretto con gli spettatori e la provocazione continua sono parte integrante della performance. Il ritmo serrato non ferma mai l’unione di musica e parola, in un’accurata selezione di brani (cantati e non) provenienti dal più variegato patrimonio partenopeo.
I continui e rapidi cambi d’abito, caratterizzati in particolare da accessori come bombette, scialli o soprabiti, contribuiscono a non far perdere il vorticoso andamento della performance, nel quale la maggior parte dei brani cantati e recitati, ruotano intorno a un filo conduttore che li lega. Non a caso, la Napoli che vi ritroviamo è fatta soprattutto di personaggi dalla realtà amara: Filumena Marturano, colta nel momento in cui è indotta a prostituirsi, la Bammenella innamorata del suo protettore che le manca di rispetto e il gruppo di musicisti non vedenti de La Musica dei Ciechi di Raffaele Viviani, che mascherano con la comicità il proprio dramma; o, ancora, il padre “zappatore” di un figlio ormai in carriera
che si vergogna di lui, nell’omonimo brano di Libero Bovio.
Bubù, Babà, Bebè
con Peppe Barra e Lalla Esposito
e con Giuseppe Colandrea (clarinetto), Agostino
Oliviero (mandolino, violino), Antonio Ottaviano (pianoforte)
regia di Lamberto Lambertini
produzione A.G. Spettacoli Tradizione e Turismo e
Teatro Sannazzaro

