Dal 17 al 22 febbraio è andato in scena al Teatro India di Roma Pinocchio: Che cos’è una persona? di Davide Iodice e la compagnia Scuola elementare del teatro APS. Lo spettacolo ha debuttato nel 2023, ma è stato ospitato alla Biennale Teatro di Venezia 2025, diretta da Willem Dafoe. Su RaiPlay è possibile visionare un breve documentario, proiettato al Teatro India alla prima, in cui Iodice e Dafoe raccontano uno la genesi dello spettacolo e del tipo di lavoro che al compagnia affronta e le motivazioni che hanno portato alla sua partecipazione alla Biennale.
“Che cos’è una persona?” è una di quelle domande cui rispondere sembra impossibile, perché ogni parola detta per aggiungere un dettaglio sembra ingabbiare sempre più la risposta in categorie preconcette.
C’è un momento nello spettacolo in cui i vari Pinocchio pongono al Maestro una serie di domande semplici eppure taglienti: cos’è il dolore, cos’è l’amore, cos’è la normalità. Ma il Maestro è supponente, sono domande troppo complesse, è inutile affaticarsi a trovare le parole per rispondere. Ed è proprio quando abbandona la Parola, quella con la P maiuscola perché è quella che va cercando nei libri, che riesce a rispondere ai vari Pinocchio. Si rivolge a loro, è da loro che la tira fuori: una persona è, punto e basta. È le sue esperienze, i suoi sentimenti, le sue scelte.
Descrivere lo spettacolo di Iodice è un atto impuro, ne rovina la poeticità e la dolcezza. Pinocchio: Che cos’è una persona? è uno spettacolo complesso, va visto più di una volta. Assistervi è un atto di comunione, un atto di cittadinanza e di umanità. E non in senso pietistico, ma perché è un teatro tangibile, che racconta in modo estremamente dolce e poetico la realtà di persone e famiglie che affrontano la disabilità e la neurodivergenza. E la poeticità e la dolcezza non servono ad alleggerirne il contenuto, anzi. Portano il pubblico a empatizzare con gli attori e con le persone che quegli attori sono e conoscerne le necessità, i sogni, le aspettative. Si donano completamente al pubblico, pur sotto il sottile velo della fiaba. E gli spettatori non possono fare altro che accogliere il loro dono.
Una componente scenica fondamentale per raggiungere tale scopo è la musica. Essa accompagna i momenti salienti e permette al pubblico di percepire l’emozione su cui si compone la scena in cui essa si inserisce, contribuendo a creare una comunità di sensazioni.
Lo spettacolo è diviso in quelli che si potrebbero definire atti, ognuno dei quali è introdotto dalla stessa “azione rituale”. Il Grillo Parlante entra in scena, trascinandosi sotto il peso di una croce sul cui lato esposto sono fissati dei libri. Gli stessi libri che il Maestro consulta per trovare le risposte alle domande dei Pinocchio. Quei libri che, forse, rappresentano una cultura abilista che incastra in definizioni tutto ciò che la circonda, ignorando le peculiarità di chi, in quelle definizioni, non può rientrare e affogando la straordinarietà dell’essere una persona nella banalità dell’essere “normale”.
Tra quegli stessi libri però, una Fata Turchina trova parole utili. Parole come “magia”, “desiderio”, “perché?”. Parole d’infanzia, parole che tutti comprendiamo e cui ognuno associa un significato personale, fatto di esperienze e di emozioni, non di definizioni. Parole che aprono orizzonti infiniti.
E forse per questo Iodice ha scelto di portare in scena una croce, perché è strumento di oppressione, ma è anche simbolo di rinascita, di salvezza. Quando la Fata tira fuori la parola (letteralmente, strappando la pagina su cui e scritta e mostrandola agli spettatore), degli Asinelli tolgono la croce dalle spalle del Grillo.
Come si può raccontare uno spettacolo arrivato alla Biennale Teatro di Venezia con l’intento di appropriarsi di parte dello spazio normalmente accordato al teatro “ortodosso” per narrare la vita reale, quella che sta fuori dal teatro, per rompere la bolla e raccontare a tutti cos’è una persona, oltre la prospettiva abilista? Difficile. Pinocchio: Che cos’è una persona? toglie le parole. Toglie le parole perché le definizioni diventano gabbie, perché chi vive e convive con la disabilità è sommerso di parole. Parole di conforto, parole di diagnosi, parole giudicanti. E toglie le parole anche al pubblico, che esce dal teatro pieno di emozioni e non di parole.
Io l’ho capito cos’è una persona, però non lo saprei raccontare.
Pinocchio: Che cos’è una persona?
Ideazione, drammaturgia, regia Davide Iodice
Compagnia Scuola elementare del teatro Aps
con Giorgio Albero, Gaetano Balzano, Danilo Blaquier, Federico Caccese, Stefano Cocifoglia, Giuseppe De Cesare, Simona De Cesare, Patrizia De Rosa, Gianluca De Stefano, Paola Delli Paoli, Chiara Alina Di Sarno, Ciro Esposito, Aliù Fofana, Cynthia Fiumanò, Marino Mazzei, Serena Mazzei, Giuseppina Oliva, Ariele Pone, Tommaso Renzuto Iodice, Giovanna Silvestri, Jurij Tognaccini, Renato Tognaccini
Training e studi sul movimento Chiara Alborino e Lia Gusein-Zadé
Equipe pedagogica e collaborazione al processo creativo Monica Palomby ed Eleonora Ricciardi
Tutor Danilo Blaquier, Veronica D’Elia e Mara Merullo
Cura del processo laboratoriale Scuola Elementare del Teatro Aps
Versi Giovanna Silvestri
Realizzazione scene Ivan Gordiano Borrelli
Costumi Daniela Salernitano e Federica Ferreri
Produzione Interno 5 e Teatro di Napoli – Teatro Nazionale

